IL SORRISO DI PADRE PIO

IL SORRISO DI PADRE PIO

di Padre Andrea D’Ascanio

Prefazione

Abbiamo deciso, in atto di ossequio e di amore verso Padre Pio, di fare una piccola raccolta delle espressioni sue più caratteristiche, con cui manifestava il proprio affetto rivestendolo di finisssima arguzia.

Ciascuno di noi, che lo ha avvicinato e ha avuto l'im­mensa consolazione di sentirlo parlare, ha certo conservato nell'intimo ricordi cari di qualche sua battuta che manife­stava - in chiave di eccezionale humor - la sua profonda umanità.

Non abbiamo inteso di fare una biografia, ma unica­mente di presentare il Padre sotto l'aspetto suo umano che riteniamo più caratteristico: «Il sorriso di Padre Pio», quel sorriso sotto cui si nascondeva sempre un abisso di amore umile, dolcissimo e personale, spesso un intervento soprannaturale.

Pensateci un po', parlatene con amici che hanno cono­sciuto il Padre, e appena qualche battuta vi torna in mente, fissatela sulla carta, senza preoccuparvi dello stile, e spedi­tecela.

Se vorrete non sarà fatto il vostro nome, anche se noi lo preferiremmo per maggiore garanzia di autenticità.

Sarà il nostro grazie a colui che tante volte ha fatto sue le nostre angosce mutandole in gioia, nel suo sorriso.

Nota alla seconda edizione

Qualcuno ha risposto al nostro appello e ci ha inviato alcuni nuovi episodi; altri ne abbiamo trovati nella inesauribile miniera che è il quindicinale della Casa Sollievo e nelle pubblicazioni sempre più nume­rose su Padre Pio. Riportiamo le fonti, lieti di fare un po' di pubblicità a quanti si adoperano perché il Padre venga conosciuto e amato. Ringraziamo chi continua a parlare di Lui, perché c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire sulla sconfinata personalità di Padre Pio.

Tra gli scritti più vicini allo spirito della nostra pubblicazione citiamo «Padre Pio, ricordi e racconti» dell'inglese McCaffery, ed. Morcelliana. L'autore, de­gno figlio di quella terra in cui il sence of humor è caratteristica peculiare, completa con queste espres­sioni quanto abbiamo inteso dire nella prefazione: «Gli avvenimenti che restano più chiaramente nella mia memoria evocano sempre un sorriso. Non è invero­simile, trattandosi di un uomo che ha sofferto più di ogni altro, ed al quale tutti i dolori del mondo furono portati? Ma devo dire che, in generale, tutti i miei ricordi di Padre Pio sono permeati di umorismo più che di qualunque altra cosa.

Forse, però, non è poi così strano; perché la felicità e la gioia sono sempre state caratteristiche della vera santi­tà, come se essa vedesse attraverso la vera, fugace natura della sofferenza il prodotto finale dell'eternità» (o.c. pag. 27).

Attraverso il Sorriso di Padre Pio, se riusciremo a coglierlo nel senso giusto, scopriremo che il Buon Dio non è quell'arcigno Vecchio sempre pronto a bronto­lare e a colpire, ma un Papà sorridente che «gioca negli universi» e che vuole giocare anche con noi, i piccoli che Egli ama e nei quali è la Sua gioia.

Auguriamo a noi stessi ed a tutti di essere - come Padre Pio - espressione viva del sorriso del nostro Papà del Cielo.

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... la chiesa era piena di gente, ed io tra la folla pensavo che non mi avrebbe neanche notata. Lo guardavo attentamente per vedere che cosa avesse di diverso dagli altri. E avvenne una cosa singolare. Lui fissò gli occhi proprio su di me, mi fissò con uno sguardo che mi diceva un'infinità di cose e mi accusava, severo e umile, di aver pensato e detto cose molto gravi su di lui.

Mi sentii un verme. Mi vergognavo tanto da non poter sostenere il suo sguardo. Mi volsi e abbassai la testa. Avrei voluto fuggire per sottrarmi a quello sguardo.

Non so quanto tempo rimasi a testa bassa, così vergognosa. Poi, pian piano, alzai gli occhi per vedere se mi fissava ancora.

Vidi che sorrideva.

Allora subentrò in me una grande gioia, mi sentii come sollevata dal fango in cui ero. Da quel momento capii chi era P. Pio.

Bruna Migani Brandi «Casa Sollievo della Sofferenza»

FIGLI SPIRITUALI

«... Anche per amor tuo!»

Mio figlio era prenotato per la confessione, ma quando giunse il suo giorno, ci ricordammo che si era confessato da un altro sacerdote appena due giorni prima.

Era noto che il Padre mandava via chi tornasse a confessarsi se non fossero trascorsi otto giorni dall'ul­tima volta.

Non volendo deludere il ragazzo lo faccio mettere in fila per attendere il suo turno, ed intanto prego con quanta fede ho: «Padre, lo faccia per amore della Madonna. Non lo mandi via. Lo faccia per amore della Madonna...». Tutto va liscio. Quando, insieme con il figliuolo, vado a baciargli la mano e a salutarlo, mi guarda con dolcezza e, quasi rimproverandomi, dice: «Lo avrei fatto anche solo per amore tuo...».

dott. Remo Vincenti - Alviano (Terni)

La benedizione «grande»

Attendevo da tre settimane per la confessione. Ormai avevo deciso di partire nel pomeriggio con l'ultimo diretto. Mi dispiaceva partire, ma gli impegni di famiglia mi obbligavano. Mentre stavo in albergo, mi ricordai che alle tredici circa il Padre dava la benedizione alla gente radunata sul prato sotto la sua cella. Corsi verso il convento, ma giunta all'altezza della XIII stazione della Via Crucis, incontrai gente che, a gruppetti, se ne ritornava, segno che il Padre aveva già dato la benedizione e si era ritirato. Ne provai dolore, ma coraggiosamente ripresi la corsa ed in cuor mio dicevo: «Io voglio una benedizione grande, grande, tutta per me. Padre, la voglio!».

Arrivai al prato, dove una ventina di donne stava­no terminando il Rosario. Mi confermarono che era inutile aspettare, perché il Padre si era ritirato da parecchio tempo, ma io continuavo a dire dentro di me, forse l'avrò detto anche ad alta voce: «Padre devo partire, datemi un saluto grande, grande, tutto per me, poiché queste altre persone le avete già benedette».

Rimasi in attesa forse una decina di minuti, quan­do all'improvviso la finestra della cella del caro Padre si apre e lui si affaccia benedicendo prima e poi sven­tolando un... lenzuolo. Tutti i presenti si misero a ridere e una donna disse persino: «Guardate, il Padre è diventato matto».

Ma io che sapevo di averlo tanto pregato per un saluto grande, grande, solo per me, ero tutta in lacrime per la commozione: un saluto più grande di così!

Teresita De Vecchi - Arongo (Svizzera)

Guardia e ladri

C'erano i ladri in giro nel mio quartiere, a Roma, e questo mi tratteneva dall'andare a trovare Padre Pio. Mi decisi dopo aver fatto un patto mentale con lui: «Padre, io vengo a trovarti, ma tu guardami la casa...».

Giunsi a S. Giovanni Rotondo, mi confessai dal Padre e il giorno dopo, quando andai a salutarlo, mi apostrofò: «Ancora qui stai? E io sto a faticare per reggerti la porta!...».

«Quanto mi hai fatto correre...»

In una città dell'Italia centrale un'insegnante, ex segretaria del Fascio, viene accusata sul finire della guerra di aver fornito armi e bombe ai fascisti, favo­rendo un'esplosione che uccise militari e civili.

Prelevata dalla sua casa e condotta sul luogo dove deve essere giustiziata, viene posta dinanzi al plotone d'esecuzione. La sentenza viene rimandata in attesa che una interminabile colonna di macchine e di trup­pe, appena sopraggiunta, termini di passare.

La giovane sta immobile, paralizzata del terrore, e invoca P. Pio di cui ha in mano, stritolata, una fotografia.

Le si avvicina un signore: «Cosa hanno deciso di voi?».

«Non lo so, non so più nulla, sono andati via tutti... c'è solo il comandante là...» e indicò l'ufficiale, fermo su un carro, come inebetito.

«E allora consideratevi libera e venite via con me». E la riaccompagna in macchina a casa.

Dopo qualche mese la maestra si reca a S. Giovan­ni Rotondo: «Padre, la mia vita non basterà per ringraziar­vi! ...».

«Figlia mia, quanto mi hai fatto correre con la tua fede!».

Piera Delfina Sessa - «Padre Pio»

La grazia ad ogni costo

Erano da lui un gruppo di devoti di Pietrelcina. Uno di essi gli ricorda: «Padre, Maria insiste che quella grazia la vuole proprio!».

«Digli cuscì che Gesù Cristo quella grazia proprio non gliela vò fà: io mica lo posso piglià pe' lu collo!» («digli così che Gesù Cristo quella grazia non gliela vuol fare: io mica posso prenderlo per il collo!»).

udita da F. Modestino

La mano in testa

Mentre si attendeva che il Padre uscisse dalla porta della sacrestia mi raccolsi in preghiera e pensai, senza però dirlo a nessuno: «Quando passa il Padre gli chiederò di mettermi la mano in testa, per illuminarmi sulle cose da fare».

Il Padre esce poco dopo, tutto gioioso. Arriva davanti a me e mi dà tre pugni in testa tanto forti che ne portai il dolore fino alla sera. Un mio amico gli disse: «Padre, ora la sfondate la testa alla signorina!». E lui: «Chi, quella? - rispose sorridendo - Vuole la mano in testa ed io gliel'ho messa con tutto il cuore».

M.P. - «Casa Sollievo della Sofferenza»

Gratitudine

Ero andata a S. Giovanni per confessarmi e per ringraziare il Padre di una grande grazia ricevuta. Dopo la confessione, lo ringraziai; ma lui non mi rispose. Lo ringraziai ancora, e, poiché non dava segni di risposta, non insistetti, pensando che fosse un po' sordo.

Mi allontanai dal confessionale con l'amarezza di non avergli potuto manifestare la mia riconoscenza.

Andai ad attendere in portineria, insieme ad altre donne, il passaggio del Padre che, attraverso la sacrestia vecchia, rientrava in convento. Quando mi passò vici­no, riuscii a prendergli la mano e a stringerla forte senza riuscire a dire nulla per l'emozione. Sorridendomi ritirò la mano e: «Piano, che mi fai male... di buono io ho soltanto le orecchie!...».

da «Casa Sollievo della Sofferenza»

«Uno, due, tre...»

Avevo deciso di smettere di fumare e di offrire questo piccolo sacrificio al Padre. Cominciando dal primo giorno, ogni sera, col pacchetto di sigarette intatto in mano, mi fermavo dinanzi alla sua immagi­ne e gli dicevo: «Padre, è uno!... »; al secondo giorno: «Padre sono due!...».

Dopo quasi tre mesi - tutte le sere la stessa cerimonia - andai a trovarlo: «Padre - gli gridai appena lo vidi - sono 81 giorni!».

«Ma se me li hai fatti contare tutte le sere!...», mi rispose sorridendo.

dott. Remo Vincenti - Alviano (Terni)

Devozione in camicia

Mia moglie tutte le sere era solita inginocchiarsi - in camicia da notte - dinanzi ad una foto di Padre Pio per chiedergli la benedizione. E regolarmente la prendevo in giro.

Parlando un giorno con il Padre, mi tornò in mente l'episodio consueto e gli dissi: «Padre, sa che mia moglie, ogni sera, si mette in camicia dinanzi a voi e vi chiede la benedizione?». «... e tu ci ridi sopra!».

«E piantala!»

In sacrestia, il Padre si vestiva e pregava. Eravamo tutti intorno a lui. Io pregavo silenziosamente, o me­glio parlavo con il Padre, ma solo col pensiero, e gli raccomandavo ora la tale persona, ora la tal'altra. Ad un tratto il Padre si volta verso di me e dice: «E piantala».

La gente presente si meraviglia e mi guarda. Ma io continuo a raccomandare le persone che mi stavano a cuore. E Padre Pio, leggendo il pensiero, mi ripete con più forza: «E quando la pianti?!».

Don Nino Magnoni «Casa Sollievo della Sofferenza»

Il buffone

Carlo Campanini va da Padre Pio: «Padre, come posso vantarmi di essere della vostra famiglia spiri­tuale, se ogni sera devo impiastricciarmi la faccia e fare il buffone su un palcoscenico?». Padre Pio rispose: «Figlio, a questo mondo ognuno fa il buffone nel posto che Iddio gli ha assegnato».

A. da Ripabottoni - «L'umanità di Padre Pio»

«Al ciel, al ciel, al ciel...»

Al Padre piaceva sentirmi cantare. Una sera, dopo la funzione, intonai «Andrò a vederla un dì ...», e, giunto al ritornello: «al ciel, al ciel, al ciel...», venne fuori una piccola stecca, non notata dai più.

Quando andammo a parlare nella saletta, il Padre, guardandomi, con espressione arguta disse: «Il nostro Carletto, quando si tratta di andare al cielo, fa qualche sforzo...».

Carlo Campanini - Roma

Furto mancato

La mattina il maggiore dei miei nipoti consegnò al Padre un paio di mezzi guanti, e poi gli servì la Messa.

Prima di celebrare, il Padre si toglieva i guanti e li metteva sul cassone in sacrestia. Mio nipote fece que­sto ragionamento: al posto dei guanti che gli ho porta­to, ne prendo uno dei suoi e lo tengo per ricordo.

Padre Pio si lasciò vestire, poi guardando il ragaz­zo e i suoi guanti disse sorridendo: «Sarà meglio che io me li metta in tasca, eh?!».

Domenica Andina «Casa Sollievo della Sofferenza»

«Auguri»

Era il mio onomastico, il 16 ottobre. Come sempre, mi ritirai in ufficio a lavorare. Non avevo ancora veduto il Padre ed aspettavo, perciò, con impazienza le ore undici per salutarlo. Quella mattina non sentii il suo passo cadenzato e strisciante, accompagnato, di tanto in tanto, da forti colpi di tosse. Continuavo il mio lavoro quando, all'improvviso, mi sembrò che qual­cuno si fosse fermato vicino all'uscio e lo toccasse delicatamente.

Insospettito, mi alzai ed aprii. Era lui: sorridente e un po' imbarazzato come un fanciullo sorpreso dalla mamma a fare qualche marachella.

«Auguri!», mi disse; e, togliendolo dalla toppa dove l'aveva sistemato, mi diede un fiorellino...

P. Gerardo da Deliceto «Casa Sollievo della Sofferenza»

Abbraccio tra santi

Mi ero recato a S. Giovanni Rotondo per consacra­re il nuovo Santuario della Madonna delle Grazie, ed andai a salutare il Padre Santo.

Da noi cappuccini è consuetudine salutarsi con uno stretto abbraccio senza bacio. lo stavo per iniziare la tradizionale cerimonia quando il Padre, di sorpresa, mi separa da sé, e con altrettanta veemenza mi precede buttandomisi al collo e baciandomi forte le due guance: «Via da noi questi abbracci da ipocriti farisei - mi dice: baciamoci vicendevolmente come veri fratelli in Cristo e nel Serafico Padre San Francesco!».

Mons. Cirillo J. Zohrabian, Cappuccino

LA BILOCAZIONE

«Buon viaggio, Padre...»

Un amico di Roma, degnissimo di fede, mi assicu­rava di aver visto il Padre a casa sua, in un momento di estrema amarezza. Per averne conferma da Padre Pio stesso, una sera, gli chiesi: «Padre, lei conosce la casa di quel suo figlio spiri­tuale di Roma?».

«Io? e come è possibile, se non esco dal convento da tanti anni? A Roma, poi, ci manco da quando accompagnai mia sorella a farsi monaca».

Ed io: «Padre, eppure quel tizio insiste che lei è stato a casa sua: lui l'ha visto».

A questo punto, il Padre non poté più eludere la mia domanda e si vide costretto a rispondere a quello che io dicevo: «Oh, ma questa - disse - è un'altra fac­cenda: quando avvengono queste cose (alludeva chiaramente alla bilocazione), il Signore permette che si veda solo la persona interessata, e quanto la riguarda in quel momento: non il resto! Di­versamente, quanti miracoli dovrebbe fare il Signo­re?».

Da allora, la sera, nel metterlo a letto, gli di­cevo: «Buon viaggio, Padre!».

E lui, sorridendo tranquillo: «Grazie!».

P. Eusebio da Castelpetroso «Casa Sollievo della Sofferenza»

«Andiamo, generale... »

Dopo la disfatta di Caporetto il generale Cadorna, in preda alla disperazione, pensa al suicidio. Chiuso nella sua tenda ha già in mano la rivoltella quando vede entrare un frate che, in gesto minaccioso, alzando un dito con aria di disapprovazione, gli fa: «Andiamo, generale, voi non farete questa scioc­chezza».

Il frate sparisce. Le sentinelle non hanno visto nessuno. A guerra finita il generale, sentendo parlare di Padre Pio si reca in incognito a S. Giovanni Roton­do. Padre Pio è, in quell'epoca, sotto chiave ed agli ordini dei medici. È impossibile parlargli, riesce solo ad ottenere di vederlo passare lungo il corridoio men­tre va con i fratelli a fare il ringraziamento.

Nascosto in un angolo, il generale riconosce in Padre Pio il suo visitatore notturno; questi gli sorride e leva il dito con lo stesso gesto di quella sera, tra il burlesco e il minaccioso: «Generale, l'abbiamo scampata bella!».

M. Winowska - «II vero volto di Padre Pio»

L'aereo personale

Era la festa della Madonna della Libera. Gli chiesi: «Padre, quando ce la facciamo una camminata a Pietrelcina?».

«Ma io ritorno proprio in questo momento...». «E già, Padre, voi avete l'aereo personale...».

udita da P. Mariano da Magliano S. Croce

La promessa

Mons. Ferdinando Damiani, vicario generale del­la diocesi di Salto in Uruguay, desiderava finire i suoi giorni, come tanti altri, a S. Giovanni Rotondo.

«No - dice Padre Pio - il vostro posto è nella vostra diocesi».

«Ma allora, Padre - replicò mons. Damiani - promettetemi di assistermi nell'ora della mia morte». Il Padre si raccoglie un istante: «Si, ve lo prometto».

Nel 1941, mons. Alfredo Viola, Arcivescovo di Salto, celebrava le sue nozze d'argento. Tutti i vescovi dell'Uruguay e molti altri dell'Argentina assistevano alla festa. La notte mons. Barbieri, Arcivescovo di Montevideo, dal quale abbiamo saputo questo fatto, senti bussare alla sua porta. Risvegliato di soprassalto, gridò: «Chi è?».

Un cappuccino sconosciuto entrò e gli disse: «Andate da mons. Damiani che è moribondo». L'Arcivescovo chiamò alcuni sacerdoti e corse da mons. Damiani che era stato colpito da un gravissimo attacco di angina. In piena lucidità di mente e con gran devozione egli ricevette il Viatico e l'Estrema Unzione, poi, dopo serena agonia, si spense dolcemente e con grande pace. Quale non fu la meraviglia di quelli che l'assistevano allorché trovarono nel suo comodino queste poche parole, tracciate a matita con mano tre­mante: «Padre Pio è venuto».

L'Arcivescovo di Montevideo conservò preziosa­mente quest'ultimo messaggio dell'amico e volle veri­ficare coi propri occhi l'identità del religioso che l'ave­va chiamato al capezzale del moribondo.

Il 13 aprile 1949, in occasione di una visita ad limina, andò a S. Giovanni Rotondo. Nel vedere Padre Pio subito lo riconobbe. Nondimeno, per uscire da ogni dubbio, gli pose all'improvviso la questione.

Padre Pio non rispose. Credendo che il Padre non avesse capito, l'Arcivescovo insistette. Padre Pio con­tinuava a tacere. Allora mons. Barbieri si mise a ridere: «Ho compreso».

«Eh sì! - fece Padre Pio col suo sottile, arguto sorriso - Avete compreso».

M. Winowska - «Il vero volto di Padre Pio»

LE STIMMATE

«Perché non qui?»

Il prof. Bignami di Roma si sforzò di spiegare scientificamente l'origine delle stimmate e, malgrado l'ottima impressione che ebbe del frate e la convinzio­ne del suo perfetto equilibrio mentale, volle, in omag­gio alla scienza, applicare alle ferite un preparato che avrebbe dovuto rimarginarle rapidamente; e vi appo­se un sigillo per impedire qualsiasi manomissione. Ma tolto il sigillo vide che le ferite erano rimaste inalterate e continuavano a stillare sangue fresco e profumato come prima.

Non riusciva a convincersi della inspiegabilità del fenomeno, e una volta ebbe a chiedergli: «Padre, perché queste lesioni le sono venute qui (e additava mani e piedi) e non in altre parti del corpo?».

«Dica piuttosto lei, che è uomo di scienza - ribattè il cappuccino - perché sarebbero dovute venire in altro luogo e non qui?».

Piera Delfina Sessa - «Padre Pio»

«Pe' giocacce a palletta»

Quando, anni fa, un prelato molto compito e molto mondano gli chiese, in ginocchio, se le stigmate lo facevano «davvero» soffrire, met­tendo nella domanda una punta di malizia, lui ri­spose: «E cche voi, tu? Te credi forse che Nostro Signore certe cose le mandi pe' giocacce a palletta?» («E che vuoi, tu? Ti credi forse che nostro Signore certe cose le mandi per giocarci a palletta?»).

Silvio Bertoldi - «Oggi»

«Per decorazione»

Ad un altro che gli rivolgeva la stessa domanda: «No, non mi fanno soffrire. Il Signore me le ha date per decorazione...».

«Per guarnizione»

Io, una volta, ho avuto la sfacciataggine di doman­dare a Padre Pio: «Ma Padre, San Francesco quando ha avuto le stimmate, e tutti quei santi che sono stati stimmatizzati, hanno sentito il dolore della crocifissione proprio in quel momento che sono stati forati i piedi, mani e costato?».

«E sì che l'hanno sentito!», ha detto lui.

«Ma poi, dopo finito, non hanno sentito più nien­te?».

E si, perché il Signore ce le dona per guarnizione! Quanto sei sciocco. E una continua passione, una continua sofferenza».

Pietro Cugino, «Pietruccio» «Casa Sollievo della Sofferenza»

Autosuggestione

Gli riferirono che un celebre professore di Firenze sosteneva la tesi che le stigmate gli erano venute per autosuggestione, per il continuo meditare sulla Pas­sione di Cristo e per il desiderio di immedesimarsi in lui.

«Dite a costui che pensasse intensamente di essere un bue - rispose il Padre -, e vedremo se gli spunte­ranno le corna...».

Carlo Campanini - Roma

«Come se fosse un piacere...»

Fummo a S. Giovanni Rotondo il 19 settembre 1968. Il Padre era sulla veranda, e appena mi vide: «E come! - disse - tu sei già qui? Che sei venuto a fare?».

«Ma come - gli risposi - domani è il cinquante­simo delle stimmate...».

«Come se fosse un piacere...», concluse il Padre con un sorriso appena abbozzato.

Ettore Masone - «Casa Sollievo della Sofferenza»

IL PROFUMO

La statua che profuma

Sentivo anch'io, dinanzi alla statua fuori del conven­to, delle ondate di un particolare profumo, come una scia che mi attirava da qualche parte. Non volevo arren­dermi, e mi convinsi che quei furbacchioni di monaci avevano installato dei tubicini, ben nascosti nella statua, dai quali insufflavano ogni tanto un po' di profumo.

Non mi venne nemmeno in mente che, se quell'ipo­tesi fosse stata vera, il profumo doveva essere sentito da tutti e non solo da me. Ma ormai mi ero incaponito.

Quando il piazzale fu deserto tornai dinanzi alla statua di Padre Pio - nel luogo ove poco prima avevo avvertito pesanti ondate di profumo - deciso a sco­prire la truffa.

Il profumo, quasi a prendersi gioco di me, si ripresentò gagliardo ma sempre molto dolce, e mi avvolgeva come due invisibili ali che mi abbracciava­no lasciandomi stordito e confuso.

Senza accorgermene, e con l'intento di cercare il tubicino nascosto, mi arrampicai sulla statua e la fiutai palmo a palmo finché una vocina mi portò alla realtà. Era una donnetta piccola piccola che mi chiedeva: «Cosa fa lei lassù, sente forse il profumo? È il profumo di Padre Pio. Oh, lei è fortunato, è una grazia, è una grazia!».

Dario Amodio - «Il Segreto del Re»

Il baciamano

«Non gli bacerò mai le mani - aveva detto mio figlio venuto con me dalla Svizzera - sono cose da Medio Evo. Chissà quanti microbi su quei guanti con tutti quei baci».

Andò a confessarsi e io attendevo il suo ritorno recitando il rosario, ma quale non fu il mio stupore quando, pochi momenti dopo, me lo vidi passare davanti senza che mi vedesse, pallido, con la bocca gonfia: aveva le labbra gonfie e violacee, sembra­vano le labbra di un autentico africano, solo che erano bluastre e l'alito era profumatissimo di viole fresche.

Raccontò poi che, giunto il suo turno per la confes­sione, appena in ginocchio davanti al Padre, senza sapere come, ne afferra la mano e la bacia. Al contatto con quella mano provò una violenta scottatura come se avesse baciato un ferro rovente, ed immediatamen­te gli si gonfiarono le labbra e sentì in gola un forte «sapore» di mammole.

Il profumo dell'alito durò cinque giorni. Man mano che la bocca tornava normale, anche il profumo diminuiva.

Teresita De Vecchi «Casa Sollievo della Sofferenza»

Cos'è il profumo?

Interrogato su cosa mai significasse il «profumo» che tanti percepivano e collegavano a lui, Padre Pio rispose: «Il profumo? Semplicemente un po' di caramelle per i bambini».

John McCaffery - «Padre Pio, ricordi e racconti»

I BAMBINI

«Eh, avevo ragione?»

«Senza Padre Pio, Giovannino non sarebbe nato...». Gino, scaricatore al porto di Napoli, iscritto al partito comunista, racconta. Sua moglie Francesca, non riuscendo a portare avanti la gravidanza, doveva essere sottoposta ad un intervento in cui avrebbe perso la vita il suo bambino. Disperata, aveva scritto al cappuccino stimmatizzato. La vigilia dell'operazione era sola a letto e in lacrime, e vide un monaco vestito di bruno ritto ai piedi del letto. Il monaco sorrise, poi alzò il dito in atto minaccioso: «Tu non farai questa sciocchezza! Il fanciullo ver­rà al mondo, sarà un maschio, lo chiamerai Giovanni». Contro il parere dei medici e dei familiari France­sca non diede il consenso all'operazione. Ora portava­no a S. Giovanni Rotondo il bambino, a farlo conoscere a Padre Pio. Questi carezza Giovannino, poi, rivolgen­dosi ai genitori in tono scherzoso:

«Eh, avevo ragione?».

M. Winowska - «Il vero volto di Padre Pio»

Nazionalismo

A Roberto, un bambino di 9 anni, Padre Pio chiese dopo la confessione: «Di che città sei?». «Di Rimini».

«E di che nazionalità?». «Boh?!».

«Beato te: con te non ci sarebbero mai guerre!».

Alba F. - Rimini

«La chicca»

Era tanto tempo che non andavo dal Padre, e mi assillava il pensiero che Egli si fosse dimenticato di me.

Una mattina, dopo aver affidato, come sempre, la mia bambina alla sua protezione, andai a Messa. Al ritorno trovai la piccola che stava mangiando una caramella. Sorpresa, le chiesi chi mai le avesse dato la «chicca», come la chiamava lei ed ella mi mostrò giuliva il ritratto del Padre che troneggiava sul box in cui mettevo la piccola durante le mie brevi assenze.

Non diedi peso all'episodio e mi passò di mente. Dopo qualche tempo, non riuscendo a togliermi dalla testa che il Padre si fosse dimenticato di me, potetti finalmente andare a trovarlo. Appena dopo la confessione, quando andai a baciargli la mano, mi disse ridendo: «... la volevi tu pure, "la chicca"?».

udita da Mary Pyle

Il trenino

Un bambino, figlio di un vigile urbano, invano desiderava da tanto tempo un trenino elettrico. Sotto l'Epifania il bambino, rivolgendosi al ritrat­to di Padre Pio appeso alla parete, gli fa una proposta: «Senti, Padre Pio, se mi fai avere un trenino elet­trico, io ti porto un pacco di caramelle».

Il giorno dell'Epifania, il babbo - che era un vigile urbano - tra i doni che in questa ricorrenza si sogliono fare ai vigili, trovò un trenino elettrico.

Trascorso qualche tempo, il bambino fu condotto dalla zia - devota di Padre Pio - a S. Giovanni Rotondo. Padre Pio, paterno e sorridente, dandogli un buffetto sulla guancia, gli chiede: «... e le caramelle, me le hai portate?».

I PARENTI DI PADRE PIO

Mamma Giuseppa

Padre Pio era profondamente legato a sua madre, ed era sensibile a qualunque delicatezza le si usasse. I suoi figli spirituali lo sapevano, e spesso andava­no a pregare sulla tomba di lei perché strappasse qualche grazia al figliuolo. Più di una volta si è assisti­to a questo dialogo: «Padre, siamo stati al cimitero a trovare sua ma­dre».

E lui sorridendo: «L'avete trovata la strada per ottenere quello che volete!».

«... i figli so' li mia!»

Quando narrava qualche episodio della sua infan­zia, la figura della mamma lo commuoveva sempre. Ricordava, un giorno, che mamma Giuseppa si lamentava spesso con il marito perché non interveni­va in modo sufficientemente drastico per arginare la naturale vivacità dei figliuoli. Ma quando si accorse che zi' Orazio, stanco di sentirla ripetere sempre la stessa lamentela, si era rivestito di tutta la sua autorità paterna e stava per intervenire in modo «drastico», ella, facendo scudo di sé ai bambini impauriti, gli gridò: «Aoh!, bada, che i figli so' li mia!».

E Padre Pio, sino a quel punto vivacissimo nella descrizione, si metteva a piangere...

Zi' Orazio

Spesso narrava la grande arrabbiatura che il pa­dre si era presa per l'inconcepibile spreco di carne e di soldi che si era verificato una volta in casa.

Padre Pio era già da tempo a S. Giovanni Rotondo, e vide piombare in convento il babbo, che lo raggua­gliò concitato su quanto era accaduto a Pietrelcina.

Durante una sua breve assenza un vicino di casa aveva dovuto macellare una mucca infortunata, e quindi fu possibile acquistare carne a poco prezzo, per fare un rifornimento fuori dal consueto.

Quando zi' Orazio rientrando, vide carne a tavola, - non si era di festa! - rimase sorpreso e contrariato. Ma la sua contrarietà giunse al parossismo quando scoprì altra carne nella madia. E poiché in famiglia nessuno lo appoggiava contro l'inaudito «scandalo della carne» si era subito messo in viaggio per S. Giovanni Rotondo, per sfogarsi con il figlio frate. Padre Pio lo fece parlare, e poi: «Papà, e tu quanto hai speso per venire fin qui?». E il babbo, preso in contropiede dall'inattesa, risposta, dopo aver pensato un po' alla situazione, esplose: «Siete tutti uguali, voi figli. Tutti delinquenti». E tornò a Pietrelcina.

A distanza di anni Padre Pio, quasi a scusarsi, concludeva: «Ma che gli dovevo dire? ...».

Lo scimpanzè

Ettore Masone, nipote di Padre Pio, narra che un giorno l'americana Mary Pyle ed altre donne gli con­fezionarono un paio di calzoncini corti di quelli usuali, sopra il ginocchio, e una camicetta estiva, certe di fare cosa gradita al padre. Quando, dopo la confessione, va a baciargli la mano, il Padre la ritira di colpo, gridan­dogli: «Via! Lazzarone, chi ti ha conciato così? vatti a cambiare!».

Le pie donne rimasero deluse, e gli prepararono un vestitino secondo il consueto. Alla confessione seguente il Padre gli posò la mano sulla testa e gli disse sorridendo: «Ah! Adesso si, che sei un bel ragazzo, posso dire che sei un uomo: quello era uno scimpanzè!».

da «Casa Sollievo della Sofferenza»

MIRACOLI E PROFEZIE

Il bis

Un comandante dell'aeronautica era andato a rin­graziare il Padre perché, avuto un guasto ad alta quota, il velivolo su cui si trovava era precipitato: lui aveva invocato Padre Pio che conosceva da anni, e ne era uscito miracolosamente incolume.

Padre Pio, sorridendo, gli rispose: «Ma ti sei dimenticato di quanto ti è avvenuto in Africa?».

E allora il Colonnello ricordò che, durante la guer­ra in Africa, gli era capitato un avvenimento analo­go...

da «Casa Sollievo della Sofferenza»

«Pà Ppi m'ha tiicà i pi'»

Il primo ed allora unico figlio di Antonio Massa, di S. Giovanni Rotondo, era gravemente ammalato e si temeva la fine da un momento all'altro. Tutti i parenti lo vegliavano a turno. Era la volta della mamma, mentre gli altri stavano a scaldarsi presso il fuoco. Ad un tratto la mamma corre verso di loro emozio­natissima, dicendo che il figlio si è messo a ridere e ha cominciato a star meglio. Lei gli aveva chiesto cosa sentisse: «Mamma, Pa' Ppi m'ha tiicà i pi' ...» (Mamma, Padre Pio mi ha fatto solletico ai piedi...).

Padre Pio gli aveva fatto il solletico ai piedi, ed era guarito.

«Non ti posso lasciare un minuto solo...»

Mia madre mi portava da Padre Pio sin da quando ero bambino, e mi diceva sempre che, da quando mi aveva posto sotto la sua protezione, ero stato aiutato miracolosamente in almeno cinque o sei occasioni. La cosa non mi aveva mai convinto.

Ma un giorno, scendendo lungo il viale dei Cap­puccini di S. Giovanni Rotondo per recarmi a prende­re l'autobus per Foggia, una macchina mi prese in pieno, alle spalle, e mi buttò in aria. Volando sul tetto della macchina, mi resi conto di quanto stava succe­dendo quando vidi capovolta la Madonnina posta sulla Chiesa nuova. Riuscii solo a gridare: «Madonnina mia aiutami!».

Mi accompagnarono all'ospedale «Casa Sollievo» e dai primi accertamenti risultò che tutto stava a posto; ma non si riusciva a spiegare quel sangue sulla camicia sbrindellata che mia madre conserva tra le sue cose care. Senza badare a quanti mi dicevano di ricoverar­mi per ulteriori accertamenti, mi avviai di corsa verso il convento.

Non so come ebbi a trovare le porte aperte. Mi buttai in ginocchio dinanzi al Padre che stava in pre­ghiera nel coro e: «Grazie, Padre, grazie!» gli dissi piangendo. «Non ringraziare me - rispose -, ringrazia la Madonna: è stata Lei...».

E subito dopo, con gli occhi pieni di un sorriso e di un amore immensi: «Figlio mio, non ti posso lasciare un minuto solo...».

Avv. Elio Leonardi - Roma

«Beh, m'è uscito...»

Era da poco morto Papa Giovanni, e i cardinali erano riuniti in Conclave per l'elezione del successore. Io ero ansioso di sapere in anticipo chi sarebbe stato l'eletto, e pertanto tormentavo continuamente il Padre. Un giorno, nell'uscire dal refettorio, gli rifeci la stessa domanda alla presenza di un altro confratello. Allora il Padre, con estrema sicurezza, esclamò: «Ma sarà Montini!», ed aggiunse: «Beh, m'è usci­to, mo'...».

P. Eusebio da Castelpetroso «Casa Sollievo della Sofferenza»

MEDICI MEDICINE E MALATTIE

Intervento riuscito

Fui invitato da uno dei professori ad andare ad assistere ad un'operazione chirurgica. Accettai: si trat­tava di una banale appendicite. L'intervento, comin­ciato benissimo, si complicò; il dottore era molto pre­occupato.

Nel mio interno cominciai ad invocare il Padre, perché fosse intervenuto lui: niente! La mia invocazione divenne, allora, insistente e quasi risentita. Immedia­tamente dopo vidi che il dottore tirò un sospiro di sollievo: l'operazione era riuscita.

Mi affrettai a tornare in convento, dove il Padre mi aspettava. Quando gli fui vicino, gli dissi: «Grazie, Padre».

E lui, guardandomi in faccia e sorridendo: «Per forza: mi hai stonato!».

P. Eusebio da Castelpetroso «Casa Sollievo della Sofferenza»

Il consulto

«È meglio un topo tra due gatti che un malato tra due medici».

udita dal prof. Bruno Pavone

Il miracolo di Sant'Antonio

Mentre si conversava con lui, giunse un giovane che gli prese la mano, gliela baciò, e disse: «Grazie, Padre, per quello che avete fatto per me. E’ stato un miracolo...».

Il viso del Padre si illuminò del solito bonario sorriso, e con tono faceto, mentre gli faceva segno di alzarsi, disse: «Tu sei come quella mamma che aveva il figliuolo con gli occhi malati. Lo sottopose alle cure di un giovane oculista, il quale con grande impegno riuscì a guarirlo. Il medico si aspettava il compenso e la grati­tudine, ma quella donna non si faceva più vedere. Gli si presenta un bel giorno con una busta come quella che una volta si usava in chiesa per la questua. Il professionista non capiva. La donna si accorse del­l'imbarazzo del medico e disse: «Dottore, sono venuta per raccogliere l'offerta a S. Antonio... Il miracolo è passato per le vostre mani...».

Ridemmo tutti di cuore, e Padre Pio con noi. Ma il giovane, dopo una breve pausa, riconfermò: «Ma a me voi avete fatto veramente il miraco­lo...».

E il Padre: «Figlio mio, i miracoli sono solo opera di nostro Signore!».

Francesco Cortellessa - «L'Amico del Terziario»

«Va bene, dottore?»

Accompagnato dal dott. Sanguinetti riuscii ad avvicinare Padre Pio nella sua cella. Una brevissima presentazione, e: «Svizzero, tu hai portato il farmaco che abbisogna a Padre Agostino il vecchio padre Guardiano che sta male!».

Mi sentii rabbrividire. Il medico mi aveva ordina­to, pochi giorni prima della mia partenza per S. Gio­vanni Rotondo, della terramicina da 250 mmg., allora difficile a trovarsi e costosissima. I miei parenti me l'avevano procurata, ma non volli prenderla propo­nendomi di regalarla alla Clinica di Padre Pio. Non avevo parlato a nessuno del farmaco.

Il dott. Sanguinetti mi disse: «Avrei bisogno della terramicina di dose forte, da 250 mmg.».

Il Padre, prendendo dalla mia mano il tubetto, lo porse a Sanguinetti, dicendo in tono quasi canzonatorio: «Va bene, dottore?».

Il medico annuì: pur essendo abituato ai metodi del Padre, questa volta pure lui era rimasto colpito.

da «Casa Sollievo della Sofferenza»

Ad ognuno il suo

«Padre, un mio familiare non sta bene da due anni. Aspetta la vostra risposta. Cosa debbo dirgli?».

«Digli che io non sto bene da settant'anni».

«Nemmeno io...»

Mi sentivo molto male e avevo l'impressione che le medicine mi facessero più male che bene.

Andai a trovare il Padre, ma non riuscivo a parlar­gli; potetti solo vederlo passare per la sacrestia vec­chia, mentre rientrava dalle confessioni.

Non sapendo come fare, gli gridai tra il brusio generale: «Padre, le medicine non le prendo più!».

Lui continuava a camminare, come se non mi avesse udita.

Dopo qualche passo si fermò, si girò verso di me e, con una espressione tra il terrorizzato e il sorridente, rispose: «Nemmeno io, nemmeno io ...». Da allora non prendo più medicine.

Maria Pompa - L'Aquila

«... se le facesse lui!»

Nel 1939 ero dolorante per un fastidioso male al ginocchio sinistro, che era gonfio come un pallone. Il medico mi aveva ordinato una lunga cura ma, prima di iniziarla, decisi improvvisamente di andare da Padre Pio di cui avevo sentito parlare.

Mi confessai da lui, gli raccontai della mia vita, del mio male e dell'ispirazione che avevo avuto ad andare da lui prima di iniziare la cura.

Lo stesso giorno, prima di ripartire, mi ac­corsi improvvisamente che il ginocchio si era sgon­fiato e non mi dava più fastidio. Pieno di gioia corsi dal Padre, nella sacrestia vecchia, per ringra­ziarlo: «Non ringraziare me, ma il Signore. E quelle inie­zioni - aggiunge sorridendo - di al medico che se le facesse lui...».

Goffredo Gentile - Giulianova (TE)

Benedettino e cappuccino

Padre Pio attendeva il dott. Festa che doveva operarlo di un'ernia inguinale. Dopo due ore di attesa il dottore arrivò: «Eccomi pronto», gli disse il Padre, «ma intendia­moci bene che non voglio essere cloroformizzato». Il dottore cercò di convincerlo del contrario. L'operazio­ne sarebbe stata lunga, ed i pericoli di un brusco movimento gravi.

«Non temere - gli rispose il cappuccino - mi ritroverai alla fine dove mi hai messo al principio. E poi, dimmi, non avevi forse l'intenzione di osservare le mie ferite quando fossi cloro­formizzato?».

«Perché no?», rispose il dottore ridendo. «Perché vi è un divieto dei miei superiori ed io sono tenuto all'obbedienza».

«Padre, prendete almeno un sorso di Benedectine». Egli bevve direttamente alla bottiglia che gli pre­sentava il dottore.

«Ancora un po', Padre».

«No, basta, altrimenti rischiamo una baruffa in­terna tra benedettino e cappuccino...».

Chiocchi-Cirri «Padre Pio, storia di una vittima»

Cura per dimagrire...

Padre Pio, avendo molto male allo stomaco dovet­te restare per oltre una settimana senza ingerire nulla. Questo non gli impedì di affrontare il lavoro abituale. Prima di riprendere il suo regime frugale gli ordinaro­no di pesarsi: durante questo periodo di digiuno inte­grale il suo peso era aumentato!

«Un'altra volta - disse il Padre ridendo - quan­do vorrò dimagrire non dovrò far altro che mangiare di più».

M. Winowska - «II vero volto di Padre Pio»

.. e per ingrassare

Padre Pio era a letto, con la febbre, e quella volta la malattia durò quasi un mese. Il dott. Sanguinetti aveva pesato il Padre prima della malattia. Padre Pio non mangiava quasi per niente, e dopo un po' di giorni il dott. Sanguinetti volle controllargli il peso, consta­tando che aveva quattro chili in più.

«Padre, come si spiega questa cosa?» gli chiese il dottore.

«Tutto dipende dall'assimilazione» gli risponde il Padre.

«Ma non c'è roba da assimilare, se non mangia­te...».

«Tutte le mattine faccio la Comunione».

«No, no, non mi convincete. Mi nascondete qual­cosa per stuzzicarmi».

«Io non ho mangiato proprio niente, come hai visto. Ma dobbiamo pensare alla parabola del Vangelo sul seminatore. Il grano caduto in terreno buono ha prodotto anche il cento per uno. Si vede che il mio terreno è buono ed ha fruttato molto...», concluse sorridendo. da «Casa Sollievo della Sofferenza»

LA BELLEZZA DI PADRE PIO

«Dio mi ha fatto bello»

Uno straniero volle conoscere suor Pia, la so­rella di Padre Pio che stava a Roma. Quando ven­ne a S. Giovanni Rotondo e s'incontrò con Padre Pio (io ero presente) disse che era stato da suor Pia: «Padre, che bella figura è anche sua sorella!». «Ma va là, non dire sciocchezze», rispose il Padre.

«Padre, è vero, è tanto buona e bella» quello insisteva.

«Senti - tagliò netto il Padre - il più bello della famiglia sono io!».

Ettore Masone - «Casa Sollievo della Sapienza»

«Cattivo si! ma brutto no...»

All'indirizzo stizzito di una donna che non era stata accolta come si aspettava e diceva: «Padre brutto e cattivo!», Padre Pio di rimando: «Cattivo si! ma brutto no, perché Dio mi ha fatto bello!».

da «Casa Sollievo della Sapienza»

Era bello, eh!

Una notte, a San Giovanni Rotondo, sognai Padre Pio nella gloria dei cieli. Ripetere come era il colore di quel cielo, e quale era il volto di Padre Pio trasfigurato, è oltre le nostre forze. La mattina seguente, in sacrestia, subito gli dissi: «Padre, questa notte vi ho visto nella gloria dei cieli; perdonatemi, ma ora per me siete brutto!». Egli, guardandomi e sorridendo, rispose: «Sono brutto, eh!».

«Si - replicai - perdonatemi, siete brutto».

Un anno dopo, in convento, nel corridoio che conduceva alla cella, improvvisamente egli alzò il volto verso di me, mi guardò e sorridendo mi disse: «Era bello, eh!».

Settimio Manelli - «Casa Sollievo della Sofferenza»

CON LE BUONE MANIERE!

Le parolacce

Il cancelliere del Tribunale di Lucera, avendo la moglie prossima al parto che si presenta difficilissimo, va da Padre Pio.

«Va tranquillo - gli dice il Padre - niente ferri». Al momento del parto le cose si complicano e i medici gli dicono che se non si opera subito moriranno madre e figlio. Egli, disperato, va nella camera accanto ove c'è la fotografia di Padre Pio al muro e dinanzi a quella comincia a vomitare insulti e parolacce. Non ha ancora finito di sfogarsi, quand'ecco gli giunge all'orec­chio un vagito: si precipita nella camera della moglie e trova un bel maschietto nato «senza ferri», con grande stupore dei medici già pronti ad intervenire.

Dopo pochi giorni il cancelliere si reca a S. Giovan­ni Rotondo e, in confessione, comincia a ringraziare il Padre. Ma questi, interrompendolo, gli dice: «Va bene. Ma tutte quelle parolacce ed insulti che hai detto davanti alla mia fotografia - e glieli ripetè tutti! - non li devi dire più!».

Settimio Manelli - «Casa Sollievo della Sofferenza»

Scarpe e fede

Mons. Giuseppe Orlando, beneventano, raccon­tava di un contadino di sua conoscenza che, preso una sera da un fortissimo mal di denti, diede di piglio a una scarpa e infranse il quadretto appeso al capezzale nel quale c'era una fotografia di Padre Pio.

Il motivo? perché il Padre era stato sordo alle sue disperate, insistenti invocazioni.

Dimentico del gesto irriverente, qualche mese dopo il contadino si recò a S. Giovanni Rotondo. Si inginocchiò in confessionale, ai piedi di Padre Pio, ma non ebbe il tempo di dire le prime mancanze, che il Padre gli apostrofò: «Hai anche questo coraggio, dopo quella scarpata che mi è arrivata!...».

G.P. Siena - «L'Angelo di Dio»

«... tu lavori alle mie spalle»

Subito dopo la guerra avevo organizzato, da Bolo­gna, un pulman con trenta posti, per S. Giovanni Rotondo. Quando mancavano pochi giorni alla par­tenza, sedici persone si ritirarono, lasciandomi la re­sponsabilità di prenotare la macchina. Firmai egualmente il contratto, confidando nella Provviden­za, ma poi me ne preoccupai: «e se non trovo le altre persone? Come farò a pagare la macchina?».

Non si fece vivo nessuno, e l'ansia aumentò. Non sapendo più dove sbattere la testa, presi la foto del Padre che è appesa al centro della camera da pranzo della mia casa e la capovolsi, con il volto contro il muro: «quando usciranno le altre sedici persone, ti rimetterò a posto!» gli gridai.

Mia moglie, allibita, corse a rigirare la foto: «Per me sta sempre girato in là», urlai. L'indomani, alla vigilia della partenza, mi giunse un telegramma da un paese vicino Bologna: «Avete sedici posti?».

Arrivati a S. Giovanni Rotondo, andammo a salu­tare il Padre.

Appena abbracciatolo: «Vagliò - mi disse sorridendo con aria sorniona - tu lavori alle mie spalle!...».

Teglia - S. Giovanni Rotondo

ARGUZIE...

Calvo!

Mi cadevano inesorabilmente i capelli e sincera­mente mi dispiaceva rimanere prima o poi calvo. Mi ero rivolto a Padre Pio per cose di minore importanza, e quella volta non esitai a chiedergli: «Padre, fate che non mi cadano i capelli!».

Il Padre scendeva in quel momento i due o tre gradini del matroneo ed io ero sul pianerottolo, in cima alle scale. Era raccolto come di consueto e un po' dolorante per lo sforzo di scendere.

Lo guardavo, aspettando la risposta tutto com­punto e ansioso.

Quando mi fu vicino cambiò sembianze; con una occhiata espressiva e ammiccando a qualcuno, alle mie spalle, disse sorridendo: «Raccomandati a lui!». Mi voltai.

Dietro di me c'era un Sacerdote completamente calvo, con una testa cos? lucida che sembrava uno specchio.

Ci mettemmo tutti a ridere. E mentre il Padre si allontanava esclamai: «me l'ha fatta!». Ma rimasi più contento di quella battuta che se mi fosse spuntato all'improvviso un ciuffo di capelli.

D. Giuseppe De Sanctis - Amelia (Terni)

«Va bene per lui»

Si era nell'orto con il Padre ed alcuni figli spiritua­li. Uno di questi, se ben ricordo Carlo Campanini, stava raccontando la barzelletta di quell'operaio che narrava alla moglie di un pericolo appena sventato: sceso dall'impalcatura per andare a gabinetto, aveva evitato di essere coinvolto nell'improvviso crollo del­l'impalcatura stessa; e, anche per confortarsi della perdita dell'amico, aggiungeva che l'Assicurazione avrebbe versato una bella somma alla vedova. Il com­mento della moglie era stato: «Sei sempre il solito; ogni volta che c'è da guadagnare qualcosa tu vai a gabinet­to!».

Mentre si rideva sopraggiunse un altro figlio spi­rituale da Roma. Padre Pio, rivolgendosi a lui, con un mesto sorriso aveva commentato: «Questa va bene per lui».

Nessuno capì le parole del Padre. Ma dopo, par­lando tra noi, si fece tutto chiaro, anche se in chiave agrodolce. Per venire a S. Giovanni Rotondo il nuovo arrivato aveva dovuto discutere con la moglie, che avrebbe preferito che lui restasse a Roma a guadagna­re qualcosa con lo straordinario, anziché spendere soldi per viaggi. E l'ultima cosa che gli aveva detto, prima della partenza, era stata: «Ogni volta che c'è da guadagnare qualcosa, tu vai da Padre Pio...».

D. Nello Castello - Lendinara (RO)

Fame e politica

S'era alla vigilia delle elezioni del '58. Un capitano dei bersaglieri mi aveva insistentemente pregato di accompagnarlo dal Padre per un caso di coscienza: non sapeva per chi votare.

Riesco a portarlo sulla veranda, da P. Pio: «Padre, non so a chi dare il voto. Nel '48 alla DC, e si sono ingrassati; nel' 53 alla DC, e hanno continuato ad ingrassarsi; adesso...».

Padre Pio sorridendo disse: «Voglio raccontarvi un fatto accaduto realmente a Pietrelcina: un uomo anziano, alle dipendenze del sindaco e del notaio insieme, è da loro incaricato di due commissioni urgenti da fare in due paesi molto distanti tra loro. Per guadagnare tempo decide di passare per i campi guadando il fiume, non molto profondo, ma, a metà guado, scivola e rimane inca­strato nel fango senza potersi rialzare, con l'acqua fino al collo. Passa un vecchietto che, non riuscendo a tirarlo fuori, cerca di manifestargli la sua solida­rietà scacciando con un fazzoletto le mosche e gli insetti che lo pizzicavano sul volto succhiandogli il sangue.

«Lasciale fare - gli dice il malcapitato - ­guarda quante altre ne stanno in giro: se scacci queste, che sono già sazie, arriveranno le altre affa­mate...».

Canaponi Giuseppe - Firenze

Al vetriolo

Una ex attrice, ormai al tramonto, non trovava altra maniera per attirare l'attenzione del Padre e della gente circostante che gridargli con tono di melodram­ma: «Padre, preghi per me: ho tanto peccato nella mia vita!».

E lui secco: «E comm'hai fatto, co' chilla faccia...» («E come hai fatto, con quella faccia...»).

Silvana Baccini - Roma

«Francesi e Romani»

Era andato a trovarlo P. Romano, un noto gesuita di Napoli. Il Padre era stato trattenuto a lungo da un gruppo di pellegrini francesi, e si recava in cella. Lo fermano e gli presentano il gesuita: «Padre, c'è qui P. Romano...». Ed Egli sorridendo: «... prima i francesi, dopo i romani... stamattina non ce la spicciamo più!».

P. Benedetto Narducci - S. Giovanni Rotondo

Il fulmine

Durante un temporale un frate sta solo con Padre Pio nel corridoio del convento di San Giovanni Roton­do e, spaventato dai lampi che sono frequenti per la presenza della cabina elettrica situata in una stanza, dice: «Padre spirituale, allontaniamoci almeno dalla cabina. Ieri per un fulmine sono morte dieci persone!». «Nuie nun currimme stu pericole: simmo duie sule» («Noi non corriamo questo pericolo: siamo sola­mente due!»).

Alessandro da Ripabottone «Padre Pio da, Pietrelcina»

«Forza, guagliò! Mò è tempo!»

I superiori mi avevano fatto comprare una protesi acustica nuova, più efficace e per giunta quasi invisi­bile: gli occhiali acustici.

Recatomi a S. Giovanni Rotondo mentre, dopo pranzo, stavo insieme con i miei confratelli a scambia­re ancora qualche parola con Padre Pio, egli mi chiese: «Ma tu senti meglio. Ce l'hai l'apparecchio?».

«Si Padre! Eccolo - e gli mostravo l'orecchietta - questa mi comunica le onde sonore rafforzate, ingran­dite».

«E se ti togli quella?».

«Allora, Padre, non sento più». «E toglitela un po'!».

Io me la tolgo ed egli, subito sorridendo, ad alta voce dice: «Forza, guagliò! Mo è tempo! Dite male di Padre Costantino che mò non sente!» («Forza, ragazzi! Ora è tempo! Dite male di P. Costantino che ora non sente!»).

P. Costantino Capobianco «Detti e aneddoti di Padre Pio»

«Niente paura! Sono io!»

Un signore di Perugia, dal temperamento rigido, decise di fare il ritratto di Padre Pio. Forse, incon­sciamente conferì al suo viso la stessa sua severità. Ne venne fuori un quadro che veramente intimi­diva!

Prima di appenderlo, lo portò a San Giovanni Rotondo per mostrarlo a Padre Pio e per chiedergli di benedirlo. Nello stesso tempo gli chiese se volesse fargli un grande favore scrivendoci sopra qualche messaggio. «Ah, sì» disse Padre Pio guardando il quadro con un'espressione strana «lo farò senz'altro!». Vi scrisse sopra: «Niente paura! Sono io!».

J.M. Caffery - «Padre Pio, ricordi e racconti»

Santità dolce

A refettorio avevano passato dei confetti. Padre Pio, ancora con un confetto in bocca, stava andando a confessare gli uomini nella sacrestia vecchia.

Giunto alla porta trattiene il confratello che stava per aprirla: «Aspetta, fammi finire prima il confetto. Sennò la gente dice: che razza di santo è questo..., mangia pure i confetti!».

P. Benedetto Narducci - S. Giovanni Rotondo

«Padre Pio per due soldi!»

Sul piazzale della chiesa una voce sovrastava sulle altre, fino alla seccatura: «Padre Pio per due soldi! Padre Pio per due soldi!».

Un grido quello, che distraeva Padre Pio e lo faceva ridere. Dato che quella voce non la smetteva, il caro Padre si affacciò alla finestra del coro, per vedere chi gridava così. Era un pover'uomo che vendeva cartoline illustrate, portanti l'effigie di Padre Pio. Al vederlo Padre Pio disse: «Chissà che grande suddito pensa di avere il Guardiano in Padre Pio! Invece eccolo qua: Padre Pio vale due soldi!».

P. Costantino Capobianco «petti e aneddoti di Padre Pio»

L'estraneo

«Padre, mi sembra che Dio mi sia divenuto estraneo». «Lui a te... o tu a Lui?».

«Tutti e due, Padre».

«Staresti fresca se Dio ti fosse divenuto un estraneo?».

F. Spacucci - «P. Pio risponde»

... e, anni dopo, per due lire

Sul piazzale della chiesa un ragazzo vendeva le fotografie del Padre gridando:

«Chi vuole comprare Padre Pio: due lire!».

Il Padre era nel coretto vecchio. Udendo la voce del ragazzo che ripeteva con calore l'offerta al pubbli­co, guarda sorridendo un confratello che gli era vici­no; poi, rivolgendosi al Crocifisso, disse in confidente tono di scusa: «Gesù, perdona! che differenza fra me e te: tu fosti venduto, io sono comprato!».

La foto di Padre Pio

Eravamo in tempo di guerra. Da Pescara erano venuti alcuni pellegrini, ancora sotto choc per l'avven­tura loro capitata: durante un bombardamento una bomba aveva sfondato il palazzo nel cui scantinato si erano rifugiati e si era conficcata a terra, proprio vicino a loro, senza esplodere. Avevano la certezza di essere stati salvati dall'intervento di Padre Pio, del quale una donna teneva sempre in mano una fotografia e che tutti invocavano continuamente: «Padre Pio, salvateci!».

Il giorno seguente Padre Pio narrò a P. Agostino che, mentre stava pregando al coro, di sera, aveva sentito un passo cadenzato e continuo dinanzi alla chiesa. Affacciatosi alla finestra, aveva visto un uomo avvolto in un ampio mantello e col cappello insaccato sul capo, che faceva su e giù sul piazzale, proprio dinanzi al convento.

«Al vederlo - disse Padre Pio - ebbi paura perché pensai: E se quest'uomo ha una bomba nasco­sta sotto il mantello e me la getta? Mica io ho la fotografia di Padre Pio... ».

P. Costantino Capobianco - «Detti e aneddoti di P. Pio»

... E SCHERZI

L'attendente

Si era nel 194… Come tenente colonnello aviatore in congedo venni richiamato dal Ministero dell'Aero­nautica e destinato a Bari. Sorpreso per il richiamo, giacchè il Ministero della Guerra mi aveva collo­cato in congedo assoluto, mi recai da Padre Pio. «Va, non ti tratterranno; io verrò a farti da atten­dente e ti dirò: Signor Colonnello, Signor Colonnello, e contemporaneamente con la destra faceva il saluto militare e rideva di tutto cuore ».

Partii per Bari, fui accolto con deferenza e mi fu dato per attendente un giovane ventenne di Ravenna. Dopo pochi giorni fui ricollocato in congedo. Prima di andar via, non conoscendo il nome dell'attendente, ritenni giusto chiederglielo al momento di salutarlo. Egli, scattando sull'attenti e salutandomi militarmente - proprio come aveva fatto Padre Pio - rispose: «Pio, signor Colonnello!».

Settimio Manelli «Casa Sollievo della Sofferenza»

Il mattonato

Attendiamo che il Padre venga a confes­sare. La sacrestia è gremita, e tutti hanno gli occhi fissi sulla porticina dalla quale deve sbucare. La porticina non si apre, ma io vedo il Padre che, camminando al di sopra dei fedeli, entra nel confessionale e inizia ad ascoltare i penitenti.

Non dico nulla, preso come sono dal dubbio di essere improvvisamente impazzito o di avere le traveggole. Ma quando incontro il Padre non posso fare a meno di chiedergli: «Padre, come si cammina sulla testa della gente?». «T'assicuro, figlio mio, proprio come sopra un mattonato...».

udita da D. Giuseppe De Sanctis

«Te l'ho fatta!»

Avevo accompagnato Padre Pio al bagno, e atten­devo sulla porta che uscisse per andare poi a celebrare. Resto fermo un bel po', e poi, essendo ora di Messa, vado a sollecitarlo, ma non lo trovo. Rimango stupìto, non riuscendo a capire da dove fosse scappato, non essendovi altre porte. Mi balena il pensiero che stesse già celebrando; corro in chiesa e lo trovo sull'altare, a celebrazione iniziata.

Non gli dico nulla, voglio vedere cosa succede. Dopo la Messa appena mi vede: «Te l'ho fatta, stamattina...», sorride soddisfatto.

udita da P. Mariano da Magliano S. Croce

«... Andate a vedere...»

Il Papa Benedetto XV disse un giorno ad un vesco­vo che cercava di metterlo in guardia contro questo «truffatore»: «Figlio mio, certamente voi siete male informato. Io vi consiglio vivamente di andare sul posto per vedere coi vostri propri occhi».

I desideri del Papa sono ordini, e qualche giorno dopo, senza dirlo a nessuno, Monsignore prese il treno per Foggia. Appena sceso alla stazione vede venirsi incontro due cappuccini che lo salutano con rispetto: «Benvenuto, Eccellenza! Padre Pio ci manda per accompagnarvi a S. Giovanni Rotondo».

«Ma Padre Pio non sa nulla del mio viaggio...». «Di certo ne è stato informato - risposero i frati - ­ha detto che è il Papa che vi manda».

Ci fu un momento di silenzio. Poi il Monsignore andò a prendere il primo treno per Roma.

M. W inowska - «II vero volto di Padre Pio»

I RICHIAMI

«Vigliacco!»

Uno dei suoi figli spirituali, residente a Roma, passando davanti ad una chiesa, ebbe vergogna di togliersi il cappello secondo la sua abitudine, perché era in compagnia di altre persone.

Subito sussulta. Una voce ben conosciuta gli gridò all'orecchio: «Vigliacco».

Come un cane frustato egli s'affrettò a prendere il treno per S. Giovanni Rotondo. Padre Pio appena lo vide aggrottò le ciglia: «Attenzione, gli disse: questa volta hai avuto solo una sgridata; la prossima avrai un grosso scapaccione!».

M. Winowsla - «Il vero volto di Padre Pio»

La «scopugliata»

Una sua figlia spirituale, originaria di Pietrelcina, aveva «sognato» che il Padre la rimproverava aspra­mente. Si affrettò a salire a S. Giovanni Rotondo e domandò ingenuamente: «Eravate voi, Padre?».

«E chi volevi che fosse?», rispose Padre Pio. E poi aggiunse, bonario e compiaciuto: «T'aggio fatto 'nabella scopugliata!». («Ti ho fatto un bel rabuffo!»).

M. Winowska - «Il vero volto di Padre Pio»

Il calcio

«Io ero un grande bestemmiatore - narra un toscano che di professione faceva il mediatore - e venuto dal Padre per confessarmi, quello fu il primo peccato che dissi. S'infuriò e me ne disse di tutti i colori, dandomi anche del ciuco. Notando poi il mio sincero pentimento, con più dolcezza mi ripetè che ero un ciuco e che se bestemmiavo un'altra volta mi avreb­be dato un calcio nel sedere. Infine ebbe il coraggio di darmi l'assoluzione, fissandomi poi come per dire: Fila dritto!

Un giorno di mercato mi trovavo in piazza a Firenze e mentre stringevo un contratto, preso dal­l'affare, mi scappò una bestemmia alla Madonna. Immediatamente mi sentii un calcio nel sedere tanto potente da sollevarmi da terra. Feci un urlo e mi girai sull'istante per aggredire il provocatore; ma, non vedendo nessuno, mi rigirai e notai che tutti mi guardavano sorpresi, come se fossi impaz­zito.

Allora mi venne in mente l'ammonimento del Padre e senza alcun pudore, mi misi a piangere come un bambino per il pentimento e la commozione».

Vaccarini Probo - «Anch'io... pendolare del Padre»

MATRIMONI

Nozze senza fede

«Padre, mi dovrei sposare», gli dice dopo la con­fessione una penitente.

«Lui è religioso?» obbietta Padre Pio. Tratta la conclusione dalla incertezza della donna, continua: «Si vada a sposare una russa, non te».

Maria Marchesi e «Casa Sollievo della Sofferenza»

«E prendila... e lasciala...»

Un giovane corre da Padre Pio che esce dal coro e, sorretto dai confratelli, si dirige alla cella.

«Padre, io sono fidanzato con la figlia del custode del cimitero! e la voglio prendere in sposa».

«E prendila» risponde pacato il Padre all'ansioso giovane.

«Ma, Padre, i suoi genitori non me la vogliono dare».

«E lasciala».

«Ma io le voglio bene e non voglio lasciarla». «E prendila».

«Ma la madre e il padre non ne vogliono sapere proprio».

«E lasciala».

«Padre, non è possibile perché ci vogliamo troppo bene».

«E prendila».

«Padre, i suoi genitori sono irremovibili». «E lasciala».

Così per tutto il corridoio. Sull'uscio della cella il giovane incalza diperato: «Ma come faccio?».

Il Padre, fingendosi adirato e trattenendo una gran risata, grida: «Neh,! vagliò, ma ch'aggia fà pure u' ruffiano mò!» («Ehi! ragazzo, ma che adesso debbo fare anche il ruffiano?»).

«... me la devo sposare io?»

Il Padre sta celebrando un matrimonio. Al mo­mento culminante della funzione, lo sposo, preso dal­l'emozione, non riesce a dire il «sì» di rito.

Padre Pio aspetta un po', cerca di aiutarlo con un sorriso, ma poi, visto inutile ogni tentativo, esplode: «Insomma, lo vuoi dire questo "sì", o me la devo sposare io?».

PADRE PIO E LE DONNE

Lo schiaffo

Viaggiando in treno per recarmi a S. Giovanni Rotondo, mi capitò di dare uno schiaffo (ben meritato, del resto) ad un signore che si ebbe la faccia arrossata e gonfia.

Avevo completamente dimenticato il fatto e, giun­to il mio turno, andai tranquilla a confessarmi. Finita l'accusa delle mie colpe, il Padre aggiunse: «Non hai mai usato violenza a nessuno?». Sudai freddo, ricor­dando immediatamente il fatto avvenuto in treno e temevo che il Padre mi volesse scacciare perché avevo taciuto (involontariamente) questo fatto. Risposi: «Eh si, Padre, ho dato un tremendo schiaffo ad un signore in treno perché altrimenti, quello la violenza l'avrebbe usata a me!».

Il Padre, a queste parole, si mise a ridere di gusto e, alzando le mani in segno di gioia, disse: «Hai fatto bene, hai fatto bene, e facessero tutte come te!».

Teresita De Vecchi «Casa Sollievo della Sofferenza»

La troppa confidenza

«Vagliò, alle donne e alle suore non dare troppa confidenza... Sai, sono come il carbone: se ti avvicini troppo ti tingono».

udita da P. Mariano da Magliano S. Croce

Figlie spirituali

Gli dissi se volesse prendermi per sua figlia spiri­tuale: «E perché no?».

«Padre, prendete pure le mie altre tre sorelle come vostre figlie spirituali?».

Allora lui, ridendo di tutto cuore: «E se chille non lo vonn'essere?» («E se quelli non lo vogliono essere?»).

«Ma sì che lo vogliono!».

«E va bene, pure loro mie figlie spirituali». «Grazie, Padre. Ora che verrò a baciarvi la mano, ve la bacerò pure per loro».

Così feci. Baciai quattro volte la sua destra, mentre egli poggiava, amorevolmente, la sua sinistra sul mio capo. Fu allora che avvertii il suo profumo. Profumo che portai fino a casa...

Amalia Pellettieri - «Casa Sollievo della Sofferenza»

GIOVANI

Il giovanotto

Tornava dalla sacrestia, dopo le confessioni degli uomini, per la via del chiostro e, rivolgendosi al padre sacrista che lo accompagnava: «Sti giovani - dice - non sono buoni a nulla! Vedi come si sale».

E così dicendo salì le scale correndo, a due a due, senza che il padre sacrista potesse tenergli dietro. Giunto sul primo pianerottolo vide della gente e - con molta semplicità - esclamò passando la mano sulla bocca (come chi fosse stato sorpreso in fallo): «Madonna mia!...»

Alessandro da Ripabottone «Padre Pio da Pietrelcina»

«Beata gioventù»

Una sua compaesana novantenne lo aveva atteso per lunghe ore dinanzi alla porta della sacrestia vec­chia.

Padre Pio le si avvicina, si ferma un istante ed esclama sorridendo: «Beata gioventù!».

Lina Sciulli - «Casa Sollievo della Sofferenza»

LA MADONNA

La Madonna in stanza

Eravamo io e Padre Mariano. Diciamo scherzando: «Padre spirituale, ma ci dica la verità. C'è in questo momento la Madonna nella sua stanza?». Padre Pio si ferma e poi risponde: «Quanto siete sciocchi! Mi dovreste fare la do­manda al rovescio: mi dovreste domandare se mai la Madonna se ne è andata dalla stanza mia».

P. Tarcisio da Cervinara «Casa Sollievo della Sofferenza»

La porta del Paradiso

Una volta - racconta Padre Pio - nostro Signore uscì per i giardini del Paradiso e vide delle brutte facce, dei ceffi da galera. Chiamò San Pietro e gli disse: «Ma Pietro, che succede? Come mai questa gente è entrata qui con questi volti così poco raccomandabili? Tu stai attento alla porta?»

«Si, Signore, io sto attento». «Ma chiudi bene a chiave?»

«Ecco, Signore, io ho le chiavi qui alla cintura. Ci sto attento, guardo sempre».

«Va bene, ma fà più attenzione per la prossima volta».

Il Signore uscì ancora per il Paradiso, e vide anco­ra altri ceffi da galera. La terza volta, stessa cosa. «Pietro, tu non sei un buon guardiano. Dammi le chiavi, Pietro. Restituiscimi le chiavi».

«Ma no Signore, questo affronto no! Perdono, Signore. Questo affronto no!»

«Ma allora, Pietro, spiegami questo mistero, come mai queste brutte facce entrano in Paradiso?»

«Ah, Signore mio! E che ci posso fare? Appena io volto la testa la vostra Santissima Madre apre le porte e fa entrare tutti!».

Giovanni Gigliozzi «Casa Sollievo della Sofferenza»

La bellezza della Madonna

Un'altra sera, stavamo soli nella celletta, lui ed io. Sotto la sua finestra della gente cantava una canzoncina alla Madonna, il cui ritornello diceva: «Bella tu sei qual sole, bianca come la luna...».

A queste parole il Padre ebbe uno scatto: «Eh, se fosse così, rinunzierei ad andare in Paradi­so!».

Io, colpito a quella affermazione, replicai: «Ma Padre, che c'è di più bello del sole e della luna?».

E lui, con un gesto di commiserazione per me, soggiunse in dialetto: «Eh, 'a voglia!...».

La sua risposta fu un largo sorriso di cielo, più eloquente di qualsiasi parola.

P. Eusebio da Castelpetroso «Casa Sollievo della Sofferenza»

«Perché, tu non l'hai vista?»

Quando si trovava nel convento di Sant'Anna, a Foggia, Padre Pio andava ogni mattina a visitare la prodigiosa immagine della Madonna dei Sette Veli, al Duomo. Una volta si accompagnò a lui P. Agostino, al quale, avendolo visto quasi estatico nella preghiera, venne spontaneo chiedergli:

«Ma che, hai visto la Madonna?».

«Perché - ribatté il giovane Padre con una ingenuità sconcertante - tu non l'hai vista?».

udita da P. Mariano da Magliano S. Croce

Il processo alla Madonna

Padre Pio si era ammalato quando la Madonna di Fatima aveva iniziato il suo pellegrinaggio d'amore in Italia. Quando Ella, prima di riprendere il volo per il Portogallo, fece nell'elicottero tre giri sul convento, Padre Pio, che si era fatto accompagnare febbricitante alla finestra, la salutò dicendo: « ...Come, ... te ne vai e mi lasci così?».

Sentì allora un forte fremito, cominciò a star me­glio e dopo qualche giorno tornò a celebrare.

Ogni volta che iniziava il racconto di quel delicato episodio, per la commozione scoppiava in singhiozzi e versava lacrime di dolcissima riconoscenza alla Ma­donna buona che gli aveva lasciato quel concreto segno di amore.

Gli riferirono che in ambienti qualificati, anche ecclesiastici, si smentiva il miracolo. Dapprima restò stupito e amareggiato, e poi: «Non ci vogliono credere, al miracolo? E che facciano il processo alla Madonna...».

udita da P. Mariano da Magliano S. Croce

ANGELI...

L'angelo custode

Il Padre era stanco più del solito, e non riusciva a riposare. Gli suggerisco: «Padre, si raccomandi all'Angelo Custode perché la faccia riposare...».

E lui: «E se l'Angelo ci dice ch'avemo a soffrì?» («E se l'Angelo ci dice che dobbiamo soffri­re?»).

udita da P. Lino Barbato

Disubbidienza...

Stavo pregando il mio Angelo Custode perché intervenisse presso P. Pio a favore di una signora che stava molto male, ma mi sembrava che le cose non mutassero affatto...

«Padre, ho pregato il mio Angelo perché le racco­mandasse quella signora - gli dissi appena lo vidi - è possibile che non abbia funzionato?».

«E che ti credi, che sia disubbidiente come me e come te?».

udita da P. Lino Barbato

... e obbedienza degli Angeli

Stavo andando a Londra in aereo, contro il consi­glio di Padre Pio che non voleva che usassi di quel mezzo di trasporto.

Mentre attraversavamo la Manica una violenta tempesta mise l'aereo in pericolo.

Tra il terrore generale recitai l'atto di dolore e, non sapendo cosa altro fare, mandai a Padre Pio l'Angelo Custode. Uscimmo fuori pericolo.

Tornato a S. Giovanni Rotondo, andai dal Padre: «Vagliò, come stai? È andato tutto bene?». «Padre, ci stavo rimettendo la pelle...».

«E tu perché non obbedisci?».

«... ma le ho mandato l'Angelo Custode...». «E meno male che è arrivato in tempo!».

udita da P. Eusebio da Castelpetroso

Mandai l'angelo da Padre Pio

Un giorno, due sposi insegnanti, tornando da scuola, trovarono il loro bambino febbricitante. Provarono dei farmaci casalinghi, ma non serviro­no a nulla.

A mezzanotte il marito disse a sua moglie: «Biso­gna pure andare a letto, se domani dobbiamo andare a scuola.

Tu dormi qui con il bambino ed io dormirò nell'al­tra camera».

Poco prima di andare a letto ricordò di aver letto, in un libro di Padre Pio, che gli si potevano mandare gli angeli; e così fece: era l'una meno cinque.

Si svegliò alle tre e pensò subito di andare a vedere come stava suo figlio.

Lo trovò sano a letto. Felice, svegliò sua moglie, e le disse: «Il bambino sta bene».

Lei rispose: «Me lo spiego, perché prima di andare a letto ho mandato l'angelo custode da Padre Pio». E risultò che l'avevano fatto tutti e due.

Dopo alcune settimane, questo signore andò da Padre Pio per ringraziarlo personalmente.

Quando entrò in sacrestia, Padre Pio era circonda­to da molti uomini, ma, vedendolo arrivare, gli disse con umorismo: «Con voi non si può nemmeno riposa­re di notte».

L'insegnante imbarazzato chiese scusa, ma Padre Pio rispose bonariamente: «Perché ti scusi? Io sono sempre felice quando arrivano gli angeli, anche se arrivano di notte».

Questo signore ringraziò il Padre, ma la risposta fu: «Và davanti al Tabernacolo e dalla Madonna». Un po' impacciato e timido, poiché tutti lo guarda­vano, disse: «Padre Pio, potrei chiederle quale angelo arrivò prima da lei: quello di mia moglie o il mio?». Sorridendo Padre Pio rispose: «Il tuo angelo cu­stode arrivò all'una meno cinque, e quello di tua moglie un po' dopo».

Quando è troppo!

Mi trovavo in Irlanda, ove c'è una grande devo­zione a Padre Pio. Venivano in tanti a raccomandarsi, e io dapprima scrivevo ai Padri di S. Giovanni Roton­do, chiedendo loro di trasmettere al Padre i tanti desiderata; ma dopo, temendo di esagerare con l'im­portunarli troppo spesso, ebbi l'idea di ricorrere al mio Angelo Custode, perché parlasse con l'Angelo del Padre. E Dio sa quante volte ricorsi a questo espedien­te che, tutto sommato, mi sembrava andasse bene.

Al ritorno a S. Giovanni Rotondo, andai a salutare il Padre e gli chiesi: «Padre, hanno funzionato l'Angelo mio e l'Ange­lo suo? È venuto il mio quando l'ho mandato?».

E lui pronto: «Se doveva venire ogni volta che lo mandavi tu, stava fresco...».

udita da P. Eusebio da Castelpetroso

... E DIAVOLI

La Divina Commedia

«In un giorno - raccontava Padre Pio ad un frate - ­lessi tutta la Divina Commedia, dalle nove del mattino alla mezzanotte. Tutta una tirata. Allora capii che era un lavoro colossale. Ma la testa mi scoppiava...».

E il frate: «... a sentire di tutti quei diavoli?».

«No - rispose sorridendo - no quelli no, quelli li conosco per esperienza».

Chiocci-Cirri «Padre Pio, storia di una vittima»

Tentazioni

Mi ero confessata di aver avuto delle tentazioni, dei pensieri che mi avevano turbata. E gli chiesi: «Padre, sarà stato il demonio?».

E lui ridendo: «E chi credi che ti tenti, lo Spirito Santo?».

Alba F. - Rimini

Le debite distanze

«Figlio mio, stai attento perché il demonio ti sta sempre alle calcagna... come leone che rugge per la preda; però è a catena e non può agire se non quanto è lunga la catena».

«Padre, come si fa?» esclama il penitente turbato. «Basta tenere le debite distanze...», risponde il Padre sorridendo.

F. Spaccucci - «Padre Pio risponde»

Il nome del diavolo

«L'altro giorno eravamo nell'orto - raccontò il dott. Sanguinetti - e il Padre, dopo averci fissato a lungo ad uno ad uno, ci domandò: «Sapete come si chiama il diavolo?»

«Belzebù... satana... demonio... Lucifero...» ri­spondemmo.

Ma lui sempre a scuotere la testa: «No... no... no ...».

«Padre, allora ce lo dica lei!»

«Quando diciamo: Io, io faccio, io posso, io riesco. Io, io, io. Questo è il diavolo».

Lina Sciulli - «Casa Sollievo della Sofferenza»

LA VIA VERSO DIO

Un brutto mestiere

«Padre, desidero farmi santo!» «Vagliò, hai scelto un brutto mestiere».

Una vita da cani

«Padre, voglio farmi santa!»

«Va bene, figlia mia, ma sappi che è una vita da cani...» le rispose il cappuccino sorridendo.

Chiocci-Cirri - «Padre Pio, storia di una vittima»

L'«io» che scappa

- «Padre, come si fa a mettere in pratica quello che lei mi ha detto più volte: Non voglio conoscere altro che Gesù Cristo crocifisso?»

«Col crocifiggere il proprio "io"».

«Padre, ma come si fa se l 'io" mi scappa da tutte le parti?»

«Bisogna farsi violenza».

F. Spaccucci - «Padre Pio risponde»

L'augurio più bello

Chiedevo al Padre la benedizione per l'anno ap­pena iniziato, il 1967. Poggiandomi la mano sul capo, disse: «Ti faccio l'augurio della sofferenza; che? non ti piace? Ti ho fatto l'augurio più bello».

Io esclamai: «Sia fatta la volontà di Dio».

Ma il Padre leggendo nel mio animo la lotta tra lo spirito e la materia, ripeté con parole ben scandite: «E che non ti piace? Ti ho fatto l'augurio più bello, quello della sofferenza».

«Padre, sì, sia fatta la volontà di Dio». «Mò mi piace!».

P. Lino Barbato - «L'Amico del Terziario»

PER STRADA

La vespa

Ero andato a S. Giovanni Rotondo insieme ad un amico, con una Vespa 125.

Giunsi poco prima del pranzo. Entrato nel refetto­rio, dopo aver ossequiato il Superiore, andai a baciare la mano a Padre Pio.

«Vagliò - mi disse con aria furba - t'ha pizzicato la vespa?».

P. Onorato M. Priore - L'Aquila

Senza benzina a 180 l'ora

Il mattino seguente, sempre con la motoretta, andammo a San Michele. A metà strada terminò la benzina e fummo costretti a mettere la riserva, ripromettendoci di fare il pieno a Monte Sant'Angelo. Avemmo però la brutta sorpresa di non trovare un distributore aperto.

Pur sapendo di restare per strada, decidemmo egualmente di avviarci verso S. Giovanni, sperando di incontrare qualcuno che ci desse un po' di carburante. Ero dispiaciuto soprattutto per la magra figura che avrei fatto con i confratelli che mi attendevano per il pranzo.

Dopo pochi chilometri il motorino si mise a scop­piettare e si fermò. Demmo un'occhiata al serbatoio, ma era vuoto in maniera desolante. Stemmo ad atten­dere qualche motociclista che passasse, ma l'unica cosa che passava era il tempo, e con amarezza feci notare all'amico che mancavano pochi minuti al pran­zo, e non ce l'avremmo fatta neanche con la benzina.

Un po' per la stizza, un po' per mostrarmi la sua solidarietà, questi diede un colpo al pedale dell'accen­sione, e la Vespa si mise in moto subito. Senza chieder­ci come e perché saltammo in sella e partimmo «spa­rati». Giunti al piazzale del convento la motoretta si fermò col solito scoppiettio: aprimmo il serbatoio e lo trovammo asciutto come prima. Guardammo gli oro­logi e restammo ancora più storditi: mancavano cin­que minuti al pranzo. In cinque minuti avevamo per­corso 15 Km, alla media di 180 Km orari, senza benzi­na!!!

Entrai in convento mentre i frati scendevano a pranzo. Andai incontro a Padre Pio, e lui mi guardava e sorrideva...

P. Onorato M. Priore - L'Aquila

La marcia indietro

Rientravo a Bologna, da Rovigo. Cominciava a piovere, ed ero immerso nella lettura della Bibbia, a fianco dell'autista. Sento uno strappo violento, alzo gli occhi e vedo che andiamo slittando a forte velocità verso un albero. Riesco solo a gridare: «Gesù mio, misericordia!»; la macchina, con la terza ingranata, si ferma, fa marcia indietro e va a schiantarsi con la parte posteriore contro un platano. Io e l'autista usciamo incolumi: la ruota anteriore destra, nella violenza del­la «marcia indietro con la marcia ingranata» ha scava­to un solco sull'asfalto. Penso subito a Padre Pio, abbraccio l'albero e dico: «Grazie, Padre».

Dopo tre mesi circa torniamo a S. Giovanni Roton­do, e mia moglie, quando va a baciargli la mano dopo la confessione, gli dice: «Grazie, Padre, per mio marito...». Lui le risponde con un radioso sorriso: «Eh, sì, questa volta l'ha scampata proprio bella!». Teodoro Bussolini - «Casa Sollievo della Sofferenza»

Brutti scherzi

Andavo a Roma, in auto, nel gennaio del '67, con un cliente e un amico. Nei pressi di Barisciano (L'Aqui­la) l'auto slitta sul ghiaccio ed esce fuori strada rove­sciandosi nel burrone sottostante.

Nell'attimo del volo ebbi netta l'impressione che qualcuno mi avesse premuto forte sul sedile, facendo­mi fare corpo unico con il volante: uscii illeso dalla macchina ridotta ad un mucchio di lamiere. Dei due passeggeri - erano stati con me 15 giorni prima a S. Giovanni Rotondo - uno solo fu ricoverato in ospe­dale per ferite non molto gravi.

Nello stesso momento dell'incidente mia moglie aveva visto, nel dormiveglia, P. Pio con altri frati in un nugolo di polvere; e a mio padre alla stessa ora, sempre nel dormiveglia del mattino, si era presentato Padre Pio che gli mostrava il mio corpo nudo ed illeso, e che lo tranquillizzava dicendogli che non mi ero fatto nulla.

Qualche giorno dopo andai per ringraziarlo. Ap­pena mi vide mi disse sorridendo: «Sta attento, mi disse, che le macchine fanno brutti scherzi...».

Avv. Mario Gentile - Giulianova (TE)

Guida e candeline

Era il compleanno di mia figlia, ed io, mentre salivo il Gargano, pensavo a lei che in quel momento, forse, stava spegnendo le candeline della torta augu­rale.

Distratto da questo pensiero presi una curva troppo stretta, e mi trovai dinanzi un'altra mac­china che scendeva tenendo la sua mano. Frenai nel disperato tentativo di attutire l'urto, che era comunque inevitabile. Invece le due macchine si fer­marono a qualche centimetro di distanza, senza toc­carsi.

Giunsi al convento ed andai ad ossequiare il Pa­dre. L'ebbi appena salutato, e lui: «Tu pensa a smorzare le candeline, che a portare la macchina ci penso io, eh ...».

Prof. Enrico Medi – Roma

IN CONFESSIONALE

Un santo scorbutico

Stando a quanto avevo sentito e letto di lui, mi ero convinto che era un santo scorbutico, da pigliare con le pinze.

Così, quando mi trovai dinanzi a lui e mi guardò fisso borbottando: «Che vuoi?», mi misi a farfugliare, preso come ero tra la cascaggine e la tremarella alle gambe. Mi predisposi alla tempesta.

Padre Pio invece scoppiò in una risata altissima che accompagnò con una leggera percossa alla guan­cia destra: una carezza dolcissima che voleva confor­tare la mia debolezza e darmi l'animo necessario a una lotta senza armistizio. Mi benedisse e mi dette una coroncina perché capissi che la strada non poteva essere che quella dell'orazione.

G. Rimbotti - «Gazzetta di Mantova»

La «durezza» di Padre Pio

Padre Pio cacciava dalla confessione. Padre Pio era burbero. Padre Pio era duro. Non è vero. Una volta ho domandato al Padre: «Padre, perché talvolta voi trattate con tanta du­rezza tanti poveri uomini?»

E il Padre mi ha risposto: «Figlio mio, prima di far soffrire gli altri, se sapessi quanto soffro io... Ma è necessario, perché io da tante creature debbo togliere il vecchio per mettere il nuovo».

P. Tarcisio da Cervinara «Casa Sollievo della Sofferenza»

«Perché piangi?»

Un giorno Padre Pio si fermò innanzi ad un giova­ne che piangeva e singhiozzava senza ritegno, incu­rante della folla. E dolcemente gli chiese: «Perché piangi?».

«Perché non mi avete data l’assoluzione». Padre Pio con tenerezza lo consolò dicendo: «Figlio, vedi, l'assoluzione non te l'ho negata per mandarti all'inferno, ma in Paradiso».

«... Torneranno...»

Gli chiedemmo perché cacciasse via i penitenti, e lui: «Li mando via, ma li accompagno con la preghiera e con la sofferenza, e torneranno».

«Padre, ma se intanto, prima che tornino, succede loro qualche disgazia?».

«E che vuoi, che se sbaglio io, sbagli anche Quello lassù?».

udita da P. Mariano

«Sa fet bus bus?»

Una vecchina di campagna di San Mauro Pascoli (Forlì) attendeva il suo turno di confessione, ma era molto preoccupata perché non conosceva neanche una parola di italiano. Parlava solo il dialetto del suo paese, e si confidava con l'amica Anita: «Me Nita an sò parlé 1'italien, lò é perla e giargianes... a ne sò proprie cum ca farem a capis» (Io, Anita, non so parlare in italiano, lui invece parla il dialetto del Gargano... non so proprio come faremo a capirci).

Giunto il suo turno si inginocchia al confessionale, dicendo tra sé: «Ades, cus cai degh?» (Adesso cosa gli dico?), quando sente attraverso le grate una voce che le dice, proprio con la cadenza del dialetto di San Mauro: «Quand clé che tan ti cunfes?».

Pensando ad uno scherzo, si sporge verso l'ester­no e sposta un pochino la tenda sbirciando dentro: c'è proprio Padre Pio in carne ed ossa, che con tono un po' stizzito le dice: «Sa fet... bus bus, invece ad cunfset?» (Cosa fai capolino, invece di confessarti?).

Sbalordita fa la sua confessione regolare, con l'as­soluzione in latino, proprio come col parroco del paese. Passando davanti al confessionale vede balena­re un'occhiata ammiccante e divertita di Padre Pio... Vaccarini Probo - «Anch'io... pendolare del Padre»

«... E poi?»

Mia moglie attende il suo turno di confessione. Atterrita dal vocione del Padre che accompagna l'ac­cusa dei penitenti con il ben noto «... e poi?», prega mentalmente perché non le si rivolga con quel tono. Giunto il suo turno si inginocchia tremando, ma il Padre le parla con tanta dolcezza, sottovoce; solo alla fine azzarda un appena sussurrato «... e poi?».

A sera, rientrando dopo la benedizione, il Padre mi vede nel salone, si ferma e:

«Dimmi un po' -, ma tua moglie cosa temeva oggi, che la mangiassi?».

Dott. Remo Vincenti - Alviano (Terni)

«Insomma, dimmi che vuoi!»

Andai da Padre Pio per chiedergli un consiglio. Sapevo che rispondeva alle richieste dopo la confes­sione, ma quale peccato potevo dirgli se mi ero confes­sata da tre giorni? Mi ricordai che il giorno prima avevo detto «cretina» a una delle mie sorelle. «Da quanto tempo non ti confessi?».

«Da tre giorni».

«E che peccato hai commesso?».

«Padre, prima di partire, ieri mattina, in un mo­mento di impazienza ho detto "cretina" a una delle mie sorelle!...».

«E poi cos'altro?».

«E tutto. Niente più».

Padre Pio rideva di cuore, e, ridendo proprio forte, mi disse: «E cchiù cretina 'e te, addù a vai a trovà?». («E più cretina di te, dove la vai a trovare?»). E poi, sempre ridendo: «Insomma, dimmi che vuoi!». Chiesi ed ottenni la risposta.

Amalia Pellettieri «Casa Sollievo della Sofferenza»

Lo «'ntruppeco»

Il Padre Nazareno d'Arpaise narra come, confes­sandosi da Padre Pio, si accusò fra l'altro di qualche non precisa pronunzia nella recita dell'Ufficio Divino, usando questa espressione: «Nella recita dell'Ufficio, qualche volta 'ntrup­peco».

Poi, continuando, si accusò di qualche mor­morazione contro i confratelli. E Padre Pio, subito: «Allora, non 'ntruppechi?».

P. Costantino Capobianco «petti e aneddoti di Padre Pio»

I peccati veniali

«Padre, ho commesso solo dei peccati leg­geri...»

«Li hai pesati forse sulla bilancia del farma­cista?»

F. Spaccucci - «Padre Pio risponde»

Il film vietato

«Padre, aspetti, ho ancora un altro peccato. Sono andata a vedere un film vietato».

Il Padre diventa serio, severo, e mi fa con voce cavernosa: «Sciagurata, sciagurata, sciagurata... vattene, non ti do 1'assoluzione!» e sta per chiudere lo spor­tello.

Io non glielo permetto perché, quasi urlando, gli dico: «Padre, non posso stare senza la vostra assoluzio­ne. Vi prometto, vi assicuro, che non andrò più al cinema».

Padre Pio distende il viso e, sorridendo compia­ciuto, dice: «Ah, Beh!...». E mi assolve.

da «Casa Sollievo della Sofferenza»

Tre anni di preparazione

Mi presentai al confessionale, ma non ero eccessi­vamente convinto. Cominciai con un lungo discorso sul fatto che sì, ero peccatore, ma in fondo credevo in Dio...

«Non è che vuoi scrivere un articolo giornalisti­co?» - tagliò corto Padre Pio - «Dimmi i peccati». «Sono tanti che non li ricordo più», risposi. Poi, rendendomi conto che le cose si stavano mettendo male, mi alzai dicendogli: «Padre, non sono venuto preparato per la confes­sione, verrò un altro giorno».

Potei tornare solo dopo tre anni. Non appena mi inginocchiai davanti a lui, Padre Pio esclamò: «Sei tornato per farmi perdere tempo?» «Stavolta sono preparato per confessarmi». «E hai impiegato tre anni per prepararti?»

G. Finazzo - «Casa Sollievo della Sofferenza»

LA CRIPTA

«... ci starò molto poco»

Il Padre fu invitato a visitare la cripta, dove ora riposa la sua venerata salma.

Giù in cripta, si avvide della costruzione della tomba. Finse di non capire, e chiese al giovane capo­mastro che era lì: «Dimmi un po', guaglio': che state facendo?»

«Padre, non lo so», rispose emozionatissimo il giovane.

«Ma come non lo sai? Dimmi che state facendo». «Padre, forse un altare».

Di lì a pochi istanti, con un largo sorriso e la sua solita gomitata, Padre Pio gli disse: «Guaglio', ho da dirti una cosa. Sappi che qui sotto ci starò molto poco».

da «Casa Sollievo della Sofferenza»

«... mi mancherà l'aria»

Un giorno, sul terrazzo che dava alle spalle del convento, un signore gli chiese: «Padre, che ne pensa della cripta in costruzione sotto il santuario?»

«Ho l'impressione che sia un po' strettina e che mi mancherà l'aria», rispose egli sorridendo.

da «Casa sollievo della Sofferenza»

INSONNIA E PREGHIERA

Il «sonno» di Padre Pio

«Padre, ha riposato questa notte?»

«No, non ho chiuso neppure un occhio». «Padre, ma ditemi, quanto dormite voi alla not­te?»

«Rimettendo insieme tutti i ritagli di tempo che io dormo in un anno, non si arriva a quanto tu puoi dormire la metà o un quarto della tua notte».

P. Tarcisio da Cervinara «Casa Sollievo della Sofferenza»

Il rosario di Padre Pio

«Padre, ma quanti rosari dite al giorno?»

«Non meno di trenta interi, qualcosa in più anzi­ché in meno».

E dinanzi alla mia meraviglia lui disse: «Figlio mio, non sai che io posso fare contempora­neamente tre cose?»

Un'altra volta, dinanzi alla mia domanda a sor­presa come facesse a dire tanti rosari, lui mi rispose: «Figlio mio, e la notte che ci sta a fare?»

P. Mariano da Magliano «Casa sollievo della sofferenza»

(da: http://www.preghiereagesuemaria.it/)



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Biografia di P. Pio

Date salienti della vita di Padre Pio

25 maggio 1887

Nasce a Pietrelcina (BN) Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa di Nunzio, detta Peppa.

26 maggio 1887

Riceve il battesimo da don Antonio Orlando nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.

27 settembre 1899

E’ il “giorno singolarissimo ed indimenticabile per tutta la vita”, in cui riceve la cresima.

6 gennaio 1903

Entra come novizio nel convento dei Cappuccini di Morcone.

22 gennaio 1903

Indossa l’abito cappuccino e cambia il nome di battesimo in quello di Fra’ Pio da Pietrelcina.

22 gennaio 1904

E’ ammesso alla professione semplice.

25 gennaio 1904

Parte per Sant’Elia a Pianisi per gli studi ginnasiali.

ottobre 1905

Raggiunge San Marco la Catola per lo studio della filosofia.

aprile 1906

Ritorna a Sant’Elia a Pianisi per gli studi liceali.

1906

La sangiovannese Lucia Fiorentino (1889-1934) mentre è assorta preghiera ha una "visione immaginaria", premonitrice dell'arrivo di padre Pio a S. Giovanni Rotondo. Nei "Cenni autobiografici" ella accennò alla visione di un "albero di smisurata grandezza nell’atrio del nostro convento dei cappuccini" e a una voce che le diceva: “Questo è il simbolo di un’anima che ora è lontana e verrà qui; farà tanto bene in questo paese… Sarà forte e ben radicata come quest’albero e tutte le anime che verranno – sia di qui come da lontano – se si rifugeranno all’ombra di quest’albero saranno liberate dal male (ossia chi verrà da questo degno sacerdote per averne lume e trovare perdono e rimedio alle proprie colpe).....(omissis)"

(Per saperne di più leggi il libro “Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza”)

27 gennaio1907

Fra Pio emette la professione dei voti solenni per “attendere al bene dell’anima e dedicarmi intieramente al servizio di Dio”.

9 ottobre 1907

Ritorna a San Marco la Catola per gli esami di filosofia. Nello stesso mese di ottobre si trasferisce a Serracapriola e studia teologia sotto la guida di padre Agostino da San Marco in Lamis. Nel mese di novembre lo studio della teologia prosegue a Montefusco.

19 e 21 dicembre 1908

A Benevento fra Pio riceve rispettivamente gli ordini minori e l’ordine del suddiaconato.

31 gennaio 1909

Il Consiglio comunale di S. Giovanni Rotondo delibera di dare il convento in affitto, ai Padri minori cappuccini Francesco Latiano e Nicola Ciavarella, per ventinove anni, a condizione di tenere aperta al pubblico l’annessa chiesa. La Giunta provinciale approva. E’ la fine di una lunga lotta con le autorità provinciali, durata decenni, per favorire il ritorno dei frati nel convento dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1866. Il provvedimento finirà per spalancare le porte a Padre Pio da Pietrelcina.

maggio 1909

Fra Pio torna a Pietrelcina a causa delle cattive condizioni di salute.

18 luglio 1909

Fra Pio riceve l’ordine del diaconato nel convento di Morcone.

10 agosto 1910

Avviene la consacrazione di Fra’ Pio nel duomo di Benevento.

14 agosto 1910

Padre Pio celebra a Pietrelcina la prima Messa solenne ed avverte i primi dolori alle mani e ai piedi, causati dalle stimmate invisibili.

8 settembre 1911

Confessa al direttore spirituale padre Benedetto da San Marco in Lamis di avere "da circa un anno le stimmate invisibili".

ottobre 1911

Padre Pio è trasferito a Venafro ed è sottoposto a visite mediche a Napoli.

7 dicembre 1911

La salute peggiora e ritorna a Pietrelcina.

10 ottobre 1915

Rivela al suo direttore di patire da anni la coronazione di spine e la flagellazione.

6 novembre 1915

Padre Pio è chiamato presso il distretto militare di Benevento per la visita di leva.

18 dicembre 1915

A causa delle precarie condizioni di salute ritorna a Pietrelcina in licenza di convalescenza.

17 febbraio 1916

Arriva per trasferimento nel convento di Sant’Anna di Foggia e diventa membro di quella comunità.

28 luglio 1916

Per sottrarlo alla calura estiva Padre Paolino di Tommaso da Casacalenda lo conduce nel convento di San Giovanni Rotondo e vi resta una settimana. Il 28 luglio 1916. Inizia così la vita di padre Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo.

13 agosto 1916

Padre Pio scongiura il superiore provinciale di mandarlo per un po’ di tempo a San Giovanni Rotondo “dove Gesù mi assicura che starò meglio” - dice. Inoltre spiega un altro motivo della richiesta: “bisogna sollevare un po’ il fisico per tenermi pronto ad altre prove, alle quali egli vuole assoggettarmi”.

4 settembre 1916

Padre Pio ottiene di ritornare nel convento di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni Rotondo, che gli viene assegnato solo come sede provvisoria.

18 dicembre

Rientra a Napoli per il servizio militare.

30 dicembre 1916

A causa delle pessime condizioni fisiche i medici lo rimandano a casa in licenza “illimitata” di sei mesi. Ma rimane a casa per otto mesi, a causa di un disguido postale.

19 agosto 1917

Torna dalla licenza presso il distretto militare di Napoli e contro ogni logica aspettativa viene dichiarato valido ai servizi interni.

5 novembre 1917

E' inviato in licenza di convalescenza di quattro mesi.

12 novembre 1917

Rientra a San Giovanni Rotondo e vi resta fino al 5 marzo 1918 quando riprende il servizio militare a Napoli.

18 - 23 maggio 1917

Padre Pio si assenta da S. Giovanni Rotondo per accompagnare a Roma la sorella Graziella, che diventerà suora.

16 marzo 1918

Rientrato dalla licenza, Padre Pio viene riformato e due giorni dopo torna per sempre nel convento di San Giovanni Rotondo. La diagnosi parla di “bronco alveolite doppia”.

Metà aprile – metà di maggio 1918

Padre Pio, attraversando un momento molto delicato, dimora nel convento di San Marco la Catola per conferire col padre Provinciale circa i problemi del suo spirito.

5-7 agosto 1918

Avviene il fenomeno mistico della “trasverbazione del cuore”: un misterioso Personaggio celeste trapassa il cuore del Padre con una lancia, lasciandogli una ferita aperta sanguinante. E’ il preludio al fenomeno delle “stimmate”.

20 settembre 1918

Rivede in coro il misterioso Personaggio che gronda sangue e il Padre si sente trafiggere le mani e i piedi. Si ritrova così con le stimmate, i segni visibili della Passione di Cristo, impressi per sempre sulle mani, sul costato e sui piedi, che scompariranno misteriosamente solo in punto di morte, il 23 settembre 1968.

1919

La stampa diffonde la notizia della stimmatizzazione e i pellegrini salgono a migliaia sul Gargano, richiamati dai carismi di Padre Pio.

15 maggio 1919

Giunge a S. Giovanni Rotondo il prof. Luigi Romanelli, primario dell’Ospedale di Barletta primo medico inviato per esaminare le stimmate di Padre Pio.

13 luglio 1919

Il giornalista V. Ciampi , durante una sua visita nel convento di S. Maria delle Grazie, trova il padre guardiano letteralmente «affogato in un mare – non è un’esagerazione! – di telegrammi e di lettere che arrivavano giornalmente a pacchi, prima da ogni parte d’Italia ed ora anche del… mondo". Le missive provenivano "dalla Francia, dalla Spagna, dall’Inghilterra e financo dall’America”. Sono i primi segni della fama e dell’internazionalità di Padre Pio.

26 luglio 1919

E’ visitato dal prof. Amico Bignami, ordinario di Patologia medica presso l’Università di Roma, il quale ripete un secondo esame nella stessa settimana.

9 ottobre 1919

Si sottopone agli ulteriori ed approfonditi accertamenti del dott. Giorgio Festa, inviato dal Superiore Generale dei Cappuccini padre Venanzio da Lisle.

15 luglio 1920

Il dott. Giorgio Festa e il prof. Luigi Romanelli visitano insieme Padre Pio.

13 ottobre 1920

A San Giovanni Rotondo, dopo alcuni disordini di natura politica durante la campagna elettorale, le forze opposte si fronteggiano. I socialisti, vincitori delle elezioni, vogliono esporre sul Municipio la bandiera rossa, al posto della bandiera nazionale. I partiti del Fascio si oppongono. C’è l’intervento della forza pubblica e avviene un eccidio, con tredici morti e una ottantina di feriti.

febbraio 1921

Il “Comitato pro l’erigendo Ospedale” invia al presidente della Congregazione di Carità di S. Giovanni Rotondo una lettera con la quale si manifesta l'intenzione di donare alla stessa congregazione un ospedale da costruirsi con denaro raccolto da Padre Pio, a patto di allocarlo nei suoi locali detti “del Monte”.

giugno 1921

Cominciano a diffondersi le voci di un possibile trasferimento di Padre Pio.

Luglio 1921

I sangiovannesi insorgono contro le voci di trasferimento di Padre Pio. La folla si eccita. Le Autorità di P.S. , preoccupate per l'evolversi della situazione, precedono una fiumana di gente e fanno circondare il convento. Qui giunta, la folla grida, urla, piange, impreca, minaccia, affermando che “nessuno giammai potrà osare di toglierci il Santo che illumina questa terra, e tanto bene irradia, coi suoi miracoli e col suo savio consiglio”. Un giornalista del luogo scrive in un mirabile articolo: «Il nostro popolo non può assolutamente rinunziare a Padre Pio. Questi è ormai nostro, e nostro dovrà restare nella storia e nei secoli venturi che di Lui celebreranno i grandi miracoli che opera ogni ora”. Il titolo è tutto un programma: “Padre Pio non lascerà mai S. Giovanni Rotondo”. E così sarà, per la caparbietà dei sangiovannesi, pronti a sacrificarsi per lui.

(Per saperne di più leggi il libro “Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza”)

25 ottobre 1921

Giunge in visita del cardinale Augusto Sili, prefetto del Supremo tribunale della Segnatura e delegato apostolico del santuario di Pompei.

dicembre 1921

A S. Giovanni Rotondo viene inaugurata un’apposita casa per il Terz'Ordine Francescano.

1922

Iniziano in paese, nei locali detti “del Monte”. i lavori del primo ospedaletto voluto da Padre Pio.

10 maggio 1922

Viene emesso il decreto con il quale i fedeli sono diffidati affinchè non si accostino a Padre Pio per motivi di devozione. Nuove petizioni popolari si rivelavano inutili.

4 giugno 1922

Ai Cappuccini di San Giovanni Rotondo perviene l’ordine del Sant’Officio del 2 giugno 1922 che intorno a Padre Pio “si stia in osservazione”, evitando ogni “singolarità e rumore”, raccomandando che egli celebri messa in orari diversi, “a preferenza summo mane ed in privato”, “non dia benedizione al popolo”, “per nessun motivo egli mostri le così dette stimmate, ne parli e le faccia baciare”.

16 agosto 1922

Il Consiglio della Congregazione di carità viene a conoscenza delle assicurazioni di Padre Pio di voler elargire la somma di lire 50 mila per riadattare una parte del Convento dell’ex Convento delle Clarisse onde costruire un ospedale “degno del suo nome”. Il Consiglio per il momento è fermo nell'idea di allocare il predetto ospedale nei locali detti del “Monte” .

23 ottobre 1922

23 ottobre 1922 – La Congregazione di Carità approva la proposta di allocare l’ospedale nel Convento delle Clarisse.

3 gennaio 1923

Anche la Commissione pro l’erigendo Ospedale Civile riconosce ufficialmente come inadatti i locali del Monte e accetta di allocare l’ospedale nel Convento delle Clarisse.

31 maggio 1923

Una dichiarazione rilasciata dopo un’inchiesta sui fatti che si attribuiscono al Padre, stabilisce la loro non soprannaturalità. Pertanto i fedeli vengono invitati a conformare il loro modo di agire a questa dichiarazione.

17 giugno 1923

Giunge l'ordine di non celebrare più la Messa in pubblico e che non si risponda più alle lettere dei fedeli che arrivano al convento.

24 giugno 1923

A S. Giovanni Rotondo è festa patronale. Si parla nuovamente dell’imminente trasferimento del Padre. I sangiovannesi sono pronti sacrificarsi per Lui. Le assicurazioni del prefetto Mormino, giunte tramite i carabinieri reali, riescono a placare gli animi, che si riaccendono il giorno successivo.

25 giugno 1923

Numerosi fedeli si recano al convento. Ma il frate non scende in chiesa a dir messa. La popolazione si scioglie alla primordiale ferocia e in armi si riversa in convento. Poi, grazie al buon senso del padre guardiano e del maresciallo, si ritira. Un gruppo di sangiovannesi armati vigila giorno e notte intorno al convento, e informa la popolazione di ogni movimento sospetto. Un corrispondente locale commenta sui giornali:

«Le autorità religiose traggano da questa manifestazione proficuo ammaestramento, e gli individui denigratori imparino a proprie spese che è pericoloso offendere la fede di un popolo».

(Per saperne di più leggi il libro “Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza")

26 giugno1923

Torma a celebrare messa in chiesa.

2 luglio 1923

Per andare incontro al notevole flusso di fedeli forestieri, la ditta Massa Luigi, concessionaria di un nuovo servizio automobilistico, attiva il collegamento della tratta San Giovanni Rotondo-San Marco in Lamis-Foggia.

8 agosto1923

A Padre Pio viene notificata l’obbedienza del trasferimento in altra sede, da stabilirsi con separato provvedimento. Tale provvedimento indicherà la sede di Ancona.

10 agosto 1923

Un sangiovannese, disperato al pensiero di perdere Padre Pio, compie un estremo atto d’amore: gli piomba alle spalle durante una cerimonia e con una pistola minaccia di ucciderlo, per farlo restare in paese se non da vivo almeno da morto!

10 agosto 1923

Davanti a Gesú sacramentato Padre Pio, preoccupato per gli eventi che scuotono il paese, scrive una lettera che può essere considerata la prima parte del suo testamento spirituale per il “caro e prediletto popolo di S. Giovanni Rotondo".

12 agosto 1923

Padre Pio scrive con apprensione al sindaco ed amico Francesco Morcaldi un'altra lettera che può essere considerata la seconda parte del suo testamento spirituale per il popolo sangiovannese. In essa il Padre si dichiara “commosso” profondamente per i fatti accaduti in paese negli ultimi giorni ed è assalito dal timore che lui “possa essere involontariamente causa di luttuosi avvenimenti per questa mia cara cittadina”. La lettera si conclude con queste parole stupende, che sono rimaste scolpite nei cuori dei sangiovannesi:

“Io ricorderò sempre cotesto popolo generoso nella mia povera ed assidua preghiera, implorando per esso pace e prosperità e quale segno della mia predilezione, null’altro potendo fare, esprimo il mio desiderio che, ove i miei superiori non si oppongano, le mie ossa siano composte in un tranquillo cantuccio di questa terra”.

(Per saperne di più leggi il libro “Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza")

17 agosto1923

Preoccupate per l’agitazione popolare le autorità ecclesiastiche sospendono il trasferimento di Padre Pio.

27 Agosto 1923

Padre Pio, benché disposto a una docile obbedienza, fa appello alla responsabilità delle autorità civili e religiose affinché tengano ben presenti le conseguenze di un suo trasferimento: “…è certo per me e per chiunque conosce questo paese che non basterebbe nemmeno uno stato d’assedio prolungato per impedire terribili sanguinose rappresaglie. Lei, meglio di me, sa cosa siano le passioni religiose di un popolo; di questo popolo poi ardente e d’istinti ancora primitivi chi potrebbe persuadersi che minacci invano?”.

gennaio 1924

Il consiglio comunale sangiovannese si rifiuta di accogliere la proposta di una società per l’edificazione di un albergo, affinché non si dica che si vuole industrializzare e sfruttare la pre­senza di Padre Pio.

18 dicembre 1924

Il Consiglio comunale accoglie una domanda di enfiteusi perpetua del convento, presentata da P. Lorenzo Testa, con un canone annuo di lire settecentocinquanta. Il 14 settembre 1925, alla fine della procedure burocratiche per il riscatto del Canone per il Fondo del Culto , lo strumento viene firmato nello studio del notaio Giovanni Giuliani, in via Biffa. Il Comune è rappresentato dal sindaco Cav. Francesco Morcaldi.

22 aprile 1925

Il paese è di nuovo in agitazione per le restrizioni imposte a Padre Pio nel ministero delle confessioni.

23 aprile 1925

Con gioia dei sangiovannesi viene inaugurato l’Ospedale “S. Francesco”, allocato nell’ex monastero delle Clarisse. E’ un piccolo, moderno ospedale con 20 posti letto. Resterà in funzione fino al 1938.

5 ottobre 1925

Padre Pio è operato di ernia dal dott. Giorgio Festa.

23 aprile 1926

Ipso iure viene proibito dalla Chiesa l’opuscolo "Padre Pio da Pietrelcina" di Giuseppe De Rossi (Emmanuele Brunatto), a causa di pretesi miracoli e di altri fatti straordinari attribuiti al Padre. La sua pubblicazione provoca grande sofferenza nell’animo di Padre Pio.

2 dicembre 1926

Il Tribunale di Foggia emette una sentenza di condanna contro il canonico sangiovannese Vincenzo Miscio, accusato di aver estorto al fratello di Padre Pio 3000 lire per non pubblicare un libro contro Padre Pio. Egli beneficia di una notevole riduzione di pena, rispetto alla richiesta dell’accusa, grazie alla derubricazione del reato di “estorsione” in reato di “truffa”.

(Per saperne di più leggi il libro “Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza”)

26 marzo 1927

Inizia la visita apostolica di mons. Felice Bevilacqua che durerà fino al 5 aprile.

fine maggio 1928

Giunge a S. Giovanni Rotondo mons. Giuseppe Bruno, un altro visitatore apostolico.

3 gennaio 1929

Nella casa di Maria Pyle, una ricca americana trasferitasi a San Giovanni Rotondo da cinque anni, Padre Pio assiste la mamma morente. Peppa Di Nunzio muore, a 70 anni.

6-7 aprile 1931

Sparsasi la voce dell’arrivo di un nuovo Padre Guardiano in sostituzione di P. Raffaele da S. Elia a Pianisi, una turba di popolo armato si reca al convento minacciosa. Verso la mezzanotte un centinaio di uomini, accompagnati da donne e ragazzi, prendono un palo della luce e lo usano come ariete per forzare il portone del convento. Il padre guardiano riesce coraggiosamente a rimetterli alla porta e Padre Pio, commosso, dalla finestra li scongiura di tornarsene a casa.

9 giugno 1931

A Padre Pio giunge l’ordine di sospensione da ogni ministero, eccetto la Messa, che dovrà celebrare privatamente.

14 marzo 1933

Padre Pio si incontra con Mons. Felice Bevilacqua giunto in visita con il vescovo P. Luca Ermenegildo Passetto. Mons. Bevilacqua resta ammirato per la sua umiltà, docilità e su tutto il suo comportamento. La sua relazione fa cambiare idea a Pio XI nei riguardi di padre Pio.

24 giugno 1933

Avviene il primo incontro di Padre Pio con mons. Andrea Cesarano, nuovo arcivescovo, giunto a Manfredonia il 20 dicembre 1931, il quale porta uno spiraglio di luce nel biennio più tenebroso della vita di Padre Pio (1931-1933).

1933

Sotto lo pseudonimo di Jhon Willougby, E. Brunatto pubblica a Parigi un’edizione francese ed italiana dell’opera polemica “Gli anticristi nella Chiesa di Cristo”. Tre accorate lettere del Padre non sono riuscite a farlo desistere. Lo scopo della pubblicazione è di costringere la Chiesa a riabilitare Padre Pio.

16 luglio 1933

Padre Pio è riammesso a dir messa nella chiesa del convento. Fuori di essa potrà anche confessare i religiosi.

25 marzo 1934

25 marzo 1934 – E’ riammesso a confessare gli uomini.

12 maggio 1934

E’ riammesso a confessare indistintamente (utriusque sexus) uomini e donne.

1938

L’Ospedale S. Francesco, voluto fortemente da Padre Pio, viene chiuso. Stando a quanto riferiscono alcuni cronisti, una scossa sismica gli ha dato il colpo di grazia, danneggiando gravemente il fabbricato. Ma le cause della chiusura sono da ricercarsi anche in problemi di natura finanziaria. Sono trascorsi appena tredici anni dalla sua inaugurazione.

(Per saperne di più leggi il libro “Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza”)

9 gennaio 1940

Mortificato dalla chiusura dell’Ospedale S. Francesco, Padre Pio non demorde e manifesta ai dottori Mario Sanvico e Carlo Kiswarday l’idea di erigere un grosso ospedale vicino al convento: la Casa Sollievo della Sofferenza.

7 ottobre 1946

All’età di 86 anni, "zi’ Grazio", padre di P. Pio, amorevolmente assistito dal figlio, si spegne nella casa di Maria Pyle l’americana.

16 maggio 1947

Padre Pio benedice la prima pietra della Casa Sollievo della Sofferenza. Gli operai aggrediscono la montagna e in nove anni la “bianca favola” diventerà una realtà viva ed operante.

6 luglio 1947

Grazie a un’offerta in denaro di Maria Pyle , a Pietrelcina si inaugura il convento dei Cappuccini.

1949

Si stampa un bollettino periodico che informa sull’andamento dei lavori della Casa Sollievo della Sofferenza e raccoglie nuove offerte, che giungono da ogni parte del mondo.

1949

Padre Pio esorta i figli spirituali a rispondere all’invito lanciato ai cattolici dal Pontefice Pio XII dopo la guerra, di riunirsi in comunità per pregare il Signore di dare loro la forza ricostruire materialmente e moralmente la società, devastata dal flagello della guerra. Nascono così i primi “Gruppi di Preghiera”. I gruppi mantengono i contatti con S. Giovanni Rotondo attraverso un Centro che si occupa anche della pubblicazione della rivista “La Casa Sollievo della Sofferenza”.

7 gennaio 1950

Inizia il sistema della prenotazione per mettere ordine alle confessioni delle donne.

31 dicembre 1951.

Giungono a S. Giovanni Rotondo, mandati dal Sant’Uffizio, a causa di incomprensioni, equivoci e malintesi, i Monsignori Caronti e Pepe; ma non prendono decisioni.

3 agosto 1952

Un decreto del Sant’Offizio, pubblicato sull'Osservatore Romano, proscrive alcuni libri su Padre Pio privi della necessaria revisione e dell’approvazione ecclesiastica.

22 gennaio 1953

Padre Pio celebra il 50° di vestizione religiosa.

6 giugno 1954

Per la prima volta Padre Pio celebra la Messa all’aperto sul piazzale della chiesetta di S. Maria delle Grazie.

21 dicembre 1954

Si sparge la voce che i superiori vogliono trasferire Padre Pio. La voce irrita fortemente i cittadini di San Giovanni Rotondo.

5 maggio 1956

Si inaugura la Casa Sollievo della Sofferenza considerata da Padre Pio“la pupilla dei miei occhi”. Alla solenne manifestazione intervengono autorità della Chiesa e dello Stato e circa quindicimila fedeli. I locali sono benedetti dal cardinal Giacomo Lercaro. Nel discorso inaugurale Padre Pio, avendo bene a mente la brutta fine del piccolo Ospedale S. Francesco per cause di natura economica, raccomanda la nuova creatura alla generosità dei fedeli “affinché non perisca d’inedia e divenga la città ospedaliera tecnicamente adeguata alle più ardite esigenze cliniche e insieme ordine ascetico del francescanesimo militante. Luogo di preghiera e di scienza dove il genere umano si ritrovi in Cristo Crocifisso come un solo gregge con un solo pastore».

2 luglio 1956

Viene posta la prima pietra della nuova chiesa del santuario dei Cappuccini.

Settembre 1956

Padre Pio, saputo che nella zona detta “lu travagghie” è sorta una chiesa evangelica molto attiva, né è addolorato profondamente e fa istituire nella stessa zona, un asilo cristiano intitolato a San Francesco d’Assisi. Per gestirlo arrivano dalla Sicilia le Suore Cappuccine del Sacro Cuore

4 aprile 1957

Pio XII nomina Padre Pio direttore a vita della fraternità del Terz’Ordine Francescano "Santa Maria delle Grazie". Gli viene conferito il privilegio di guidare personalmente la Casa Sollievo della Sofferenza.

5 maggio 1957

In occasione del primo anniversario dell’Ospedale, Padre Pio pronuncia un discorso in cui traccia le linee programmatiche della sua Opera, che si riveleranno profetiche.

17 dicembre 1957

Si inaugura nel rione Santa Croce, alla presenza del Padre e delle autorità provinciali, una chiesetta con annesso istituto di suore.

26 gennaio 1958

Si inaugura Centro di Formazione Professionale dell’ITCA, voluto fortemente da Padre Pio dopo aver scoperto che molti giovanotti sangiovannesi si recavano in convento per chiedere qualche soldo.

Per saperne di più leggi il libro “Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza”)

25 aprile 1959

Padre Pio si ammala e fino all’8 agosto celebrerà messa quasi sempre in una cappella interna e all'Angelus saluta i fedeli dalla finestrella del convento.

1° luglio 1959

Viene consacrata la nuova chiesa Santa Maria delle Grazie.

2 luglio 1959

La Madonna delle Grazie viene incoronata dal card. Federico Tedeschini.

6 agosto 1959

La statua della Madonna di Fatima sosta due giorni a San Giovanni Rotondo. E mentre la Madonna riparte in elicottero Padre Pio guarisce miracolosamente.

30 luglio 1960

Giunge a San Giovanni Rotondo mons. Carlo Maccari e compie una lunga visita apostolica conclusasi il 17 settembre 1960. La stampa dà risalto alla notizia, tra lo sconcerto dei fedeli e degli amici di Padre Pio.

10 agosto 1960

Padre Pio celebra 50 anni di sacerdozio.

11 maggio 1964

Padre Pio nomina la Santa Sede erede universale di tutti i suoi beni.

Marzo 1965

Si diffondono voci sul cattivo stato di salute del Padre

5 maggio 1966

5 maggio 1966 – Si celebra il decimo anniversario della nascita della Casa Sollievo della Sofferenza. Si tiene anche un Convegno internazionale dei Gruppi di preghiera che già si contano a centinaia. Padre Pio afferma:

« È la preghiera, questa forza unita di tutte le anime buone, che muove il mondo, che rinnova le coscienze, che sostiene la Casa, che conforta i sofferenti, che guarisce gli ammalati, che santifica il lavoro, che eleva l’assistenza sanitaria, che dona la forza morale e la cristiana rassegnazione alla umana sofferenza, che spande il sorriso e la benedi­zione di Dio a ogni languore e debolezza».

Settembre - dicembre 1966

Lo stato di salute di padre Pio peggiora, nonostante la continua assistenza medica specialistica.

9 maggio 1967

All’età di 85 anni muore "zi’ Michele", fratello di Padre Pio.

25 maggio 1967

Padre Pio compie 80 anni. A S. Giovanni vi è un imponente raduno dei Gruppi di Preghiera, che giungono da ogni parte del mondo.

Gennaio 1968

Padre Pio cammina con molta difficoltà e di lì a poco comincia ad usare una sedia a rotelle per gli spostamenti.

7 luglio 1968

Ha un forte collasso e preferisce starsene da solo, raccolto in preghiera.

20 settembre 1968

In occasione del 50° anniversario delle stimmate, una folla folla ingente di fedeli attornia Padre Pio in quella che si rivelerà come l'ultima grande manifestazione di affetto, prima di commiatarsi da questo mondo.

21 settembre 1968

La Casa Sollievo della Sofferenza organizza il quarto Convegno internazionale dei Gruppi di preghiera; ma Padre Pio non è in grado di celebrare.

22 settembre 1968

Padre Pio alle cinque del mattino celebra l'ultima messa della sua vita. Durante la celebrazione ha un nuovo collasso e barcolla, stremato. Alle 18 si commiata dalla folla che riceve l’ultima benedizione.

23 settembre 1968

Alle ore 2,30 della notte, Padre Pio muore.

26 settembre 1968

Ai funerali di Padre Pio partecipano oltre centomila persone.

4 novembre 1969

Il postulatore generale dei Cappuccini, padre Bernardino da Siena, chiede al vescovo mons. Antonio Cunial, amministratore apostolico di Manfredonia, di iniziare la trattazione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Padre Pio. La dimanda viene accolta il 23 dello stesso mese.

1 luglio 1970

La Santa Sede invia a San Giovanni Rotondo mons. Oreste Vighetti per la conduzione diretta dell’Opera di Padre Pio.

Luglio 1970

Inizia la pubblicazione dell’Epistolario di Padre Pio da parte dei padri Cappuccini.

16 gennaio 1971

Mons. Valentino Vailati, arcivescovo di Manfredonia, consegna alla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi la documentazione richiesta per il nihil obstat all’introduzione della Causa di Beatificazione di Padre Pio.

22 gennaio 1971

ricorrenza della vestizione di P. Pio, s’ inaugura a S. Giovanni Rotondo un Centro Riabilitazione per bambini portatori di handicap, in zona Santa Croce. E’ il primo di una lunga serie. Decine di altri centri sorgeranno nei comuni della Puglia, della Basilicata e del Molise.

3 marzo 1980

Mons. Valentino Vailati consegna ulteriore documentazione su Padre Pio.

9 agosto 1981

9 agosto 1981 – Viene inaugurata la Via Crucis monumentale, sedici sculture in bronzo e una in pietra, opera dello scultore siciliano Francesco Messina. La prima pietra era stata posata, con la partecipazione di Padre Pio, nella mattinata del 22 settembre del 1968, poche ore prima della sua morte.

29 novembre 1982

Papa Giovanni Paolo II firma il decreto per l’introduzione del processo cognizionale sulla vita e le virtù del Servo di Dio Padre Pio.

20 marzo 1983

Inizia ufficialmente a San Giovanni Rotondo il processo cognizionale su Padre Pio.

23 maggio 1987

Il Santo Padre Giovanni Paolo II giunge in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo e si inginocchia in preghiera accanto alla tomba di Padre Pio. Mette in risalto l’aspetto essenziale del grande disegno di P. Pio «di unire la scienza a servizio degli ammalati insieme con la fede e la preghiera» in modo che «la degenza in questa Casa deve costituire sì una cura del corpo, ma anche una vera e propria educazione all’amore inteso come accettazione cristiana del dolore».

28 luglio 1987

Si festeggia il 71° anniversario dell’arrivo del Padre a S. Giovanni Rotondo. In Piazza degli Olmi - oggi Piazza Padre Pio - si inaugura il monumento di Pericle Fazzini che presenta un Padre Pio dall’esatto profilo, con le braccia levate, che impugna in alto, nello spazio, l’Ostensorio con la corona vibrante dei raggi.

21 gennaio 1990

Si chiude solennemente a S. Giovanni Rotondo la fase diocesana del processo di Padre Pio. La documentazione e le testimonianze, raccolte in 104 volumi vengono portate a Roma presso la Congregazione per le Cause dei Santi.

aprile 1997

I cinque volumi sintetici contenenti la Positio super virtutibus vengono consegnati ai cardinali della Congregazione per il parere sulla eroicità delle virtù teologali, cardinali e religiose di Padre Pio.

18 dicembre 1997

E' proclamato venerabile da Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II.

2 maggio 1999

Beatificazione di Padre Pio in Piazza San Pietro, Roma.

30 giugno 2001

Si inaugura il “Museo Biografico di Padre Pio”, museo delle cere realizzato dalla Società Museum Project di Firenze.

16 giugno 2002

Padre Pio viene solennemente canonizzato da Giovanni Paolo II. Ora tutti lo potranno chiamare "Santo", anche se per i sangiovannesi lo era già, fin dal 28 luglio 1916, quando entrò a far parte della loro vita e della loro storia.

www.padrepioesangiovannirotondo.it

Bibliografia riguardante San Pio da Pietrelcina

Epistolario I, Corrispondenza con i Direttori Spirituali (1910-1922), a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, IV Edizione riveduta e cor­retta da Padre Gerardo Di Flumeri, San Giovanni Rotondo 2000.

Epistolario II, Corrispondenza con la nobildonna Raffaelina Cerase (1914-1915), a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, III Edizione rive­duta e corretta da Padre Gerardo Di Flumeri, San Giovanni Rotondo 2000 .

Epistolario III, Corrispondenza con le figlie spirituali (1915-1923), a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, IV Edizione ristampata nel 1994 a cura di Padre Gerardo Di Flumeri.

Epistolario IV , Corrispondenza con diverse categorie di persone, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, IV Edizione riveduta, corretta ed ampliata da Padre Gerardo Di Flumeri, San Giovanni Rotondo 2000 (abbreviazione: Epist. IV).

Alessandro da Ripabottoni, Padre Pio da Pietrelcina “il cireneo di tutti”, Ed. “Padre Pio da Pietrelcina”, Convento S. Maria delle Grazie, S. Giovanni Rotondo 1983.

Sandro da Ripa, I Cappuccini a S. Giovanni, Foggia 1967.

Fernando da Riese Pio X, Padre Pio da Pietrelcina crocefisso senza croce, Ed. Padre Pio da Pietrelcina, Convento dei Cappuccini, VI edizione, S. Giovanni Rotondo 1998.

Francesco Morcaldi, San Giovanni Rotondo nella luce del Cristianesimo, Editore Mantilli, Parma 1960.

M. Preziosi, Lucia Fiorentino, figlia spirituale di Padre. Pio, Foggia 1967.

Gerardo Saldutto, Un tormentato settennio (1918-1925) nella vita di Padre Pio da Pietrelcina, Tesi di Laurea, Università Gregoriana, Roma, 1974 - Ed. Padre Pio da Pietrelcina, Convento Santa Maria delle Grazie, San Giovanni Rotondo.

Giulio Giovanni Siena, Padre Pio e S. Giovanni Rotondo nei disegni della Provvidenza, Bastogi Editrice, Foggia, maggio

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